Frana a Gragnana, la storia si ripete

Per il ministero esiste una relazione fra bisonti del marmo e smottamenti, consultabile il documento

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Segnalazioni, pioggia, muro, crollo. Come in un triste ritornello, Carrara si trova davanti all’ennesima tragedia sfiorata. Intorno alle 21.15 di domenica 5 febbraio è ceduto un muro di contenimento adiacente la strada provinciale che attraversa Gragnana. Fortunatamente nessuno passava in quel momento, e ancora più fortunatamente il crollo non ha interessato direttamente le abitazioni.

L’ing. Stefano Michela

L’ironia della “sorte” vuole che la dichiarazione tecnica a nome della Provincia di Massa Carrara sia a firma del famigerato ing.Michela, il signor “va tutto bene” dell’argine crollato il 5 Novembre 2014 a Carrara, nonché dell’alluvione di Aulla del 2011 e di altre vicende scomode (come la strada di arroccamento del Sagro, ndr).
Sempre lui. Sempre al suo posto.

La storia, appunto, si ripete. Ci sono state diverse segnalazioni da parte dei residenti su quel muro, ma essendo una struttura privata a ridosso di una strada provinciale, il tutto si è impantanato nel rimpallo delle competenze. Comune, Provincia, Regione. Storia già vista, ma anche in questo caso chi di dovere poteva – anzi doveva – prendere in mano la situazione e garantire la pubblica incolumità. e per quanto ci riguarda si parla sempre di lui, il sindaco “dei crolli” Angelo Andrea Zubbani.

Zubbani con il presidente della Provincia Lorenzetti sul luogo del crollo

Perché la responsabilità ricade di nuovo sul primo cittadino? Semplice: per le segnalazioni di cui sopra. Se ci si aggiunge che Zubbani dovrebbe conoscere fin troppo bene il territorio di Gragnana, viene da domandarsi perché abbia ignorato tutte queste avvisaglie. D’altronde, frane e smottamenti non sono cosa nuova da quelle parti: basta salire qualche tornante per rendersi conto del reale livello di sicurezza del tratto. Il paese di Noceto, ad esempio, lamenta da anni la precarietà della sua unica strada di accesso. Così come a Castelpoggio, dove gli smottamenti sono ormai una costante. Per non parlare della “spolverina” che collegava la Lunigiana al mare: praticamente distrutta.

Quanto sopra ha un unico denominatore comune: il passaggio dei mezzi pesanti. Un bisonte con carichi da 30 tonnellate che attraversa un centro abitato è pericoloso non solo per l’incolumità di chi ci vive e di chi li incrocia per strada, ma anche per la stabilità delle infrastrutture, siano esse strade o mura. E questa pericolosità è stata comunicata al nostro sindaco nelle ultime settimane direttamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con questo documento.

Seppure relativo ad un tratto specifico (San Martino, ndr), il principio è applicabile ovviamente a tutto il percorso dei camion delle cave del Sagro che, guarda caso, passano proprio attraverso Gragnana.

Ricapitolando: un muro di contenimento con evidenti precarietà, sollecitato oltre i suoi limiti fisici e segnalato più volte per la sua pericolosità, crolla. Si sfiora la tragedia e parte il walzer dei rimpalli (e dei silenzi), mentre per i tecnici “andava tutto bene”.

Riuscite a cogliere qualche analogia?

La storia si ripete, così come la manifestazione di vicinanza che tutta Assemblea Permanente esprime verso i propri concittadini che stanno vivendo un reale disagio.

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