Primi due indagati per il crollo dell’argine del Carrione

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“Sulle cause del crollo, la parola ai periti. Si dovrà capire perché invece di costruire un muro nuovo con fondamenta si è costruito l’argine su quello vecchio e addirittura in parte anche su della scogliera”.

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La Procura accelera i tempi per poter procedere all’incidente probatorio, atto irripetibile, sui resti del muro crollato il 5 novembre.

muroargineCARRARA. Due indagati per cominciare, il resto a gennaio quando i periti della Procura consegneranno la relazione finale sul disastro del Carrione, sul perché quei 114 metri di argine del fiume il 5 novembre scorso non hanno retto alla piena. Ma anche, e qui l’indagine andrà oltre, sui bandi di gara a stralcio fatti per la messa in sicurezza, sotto i 500 mila di importo cosicchè da evitare  il collaudo dell’opera. E naturalmente sui controlli fatti dagli enti competenti. Insomma, si  va oltre il muro crollato il 5 novembre.

L’avviso di garanzia non è stato ancora recapitato ai due indagati per cui sull’indagine vige ancora il segreto istruttorio. Ma il procuratore capo  Aldo Giubilaro e il sostituto Vito Bertoni non vogliono aspettare gennaio anche perché nei giorni scorsi è emerso un fatto nuovo: nel piazzale della segheria Doganella è stato ritrovato un buon tratto di muro crollato e prima che possa in qualche modo deteriorarsi i magistrati vogliono poter eseguire  l’incidente probatorio, atto irripetibile , su quel reperto e altri pezzi di muro.

La prima parte dell’inchiesta verte infatti sul crollo del muro e quindi sull’analisi del materiale usato per la sua costruzione per verificarne la qualità; si guarda poi alla corrispondenza dell’esecuzione dei lavori rispetto al progetto. E ovviamente, lo diranno i periti, si guarderà anche al progetto iniziale, alla sua adeguatezza.

Il progetto iniziale è stato fatto dall’ingegner Franco Del Mancino che  ha assunto anche la direzione dei lavori ed era il responsabile alla sicurezza del cantiere.  Sul cartello dei lavori figura come vincitore dell’appalto la ditta Giovannini di Narni Scalo ma i lavori sono stati poi subappaltati alla ditta Elios di Aulla.

Dopo il crollo, parallelamente alle indagini della Procura anche gli enti pubblici, come la Provincia e la Regione si sono mossi. La Regione ha rimosso un dirigente del Genio Civile e la Provincia ha riportato il responsabile della protezione civile Gianluca Barbieri alla direzione della difesa del suolo, incarico ricoperto dall’ingegner  Stefano Michela.

Ma un conto è l’indagine penale , un conto quella amministrativa (sia Provincia che Regione hanno messo in piedi e attivato una commissione di inchiesta). Certamente sul tavolo degli inquirenti ci sono relazioni pesanti come quella redatta dal vicecomandante dei vigili del fuoco Arcangelo Argenzio, sentito come teste anche nei giorni scorsi.

Sulle cause del crollo, la parola ai periti. Si dovrà capire perché invece di costruire un muro nuovo con fondamenta si è costruito l’argine su quello vecchio e addirittura in parte anche su della scogliera. Si dovrà stabilire se il muro è crollato per ribaltamento, perché insufficienti le cuciture tra il muro nuovo e il vecchio o se il crollo è dovuto anche all’acqua che ha scavato sotto le fondamenta.

Intanto la Procura parte da due indagati e fa scattare così l’orologio ufficiale dell’inchiesta.

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