FERMET E ITALCEMENTI: FRA MAFIA E “COLLETTI BIANCHI” APUANI

Alcune domande per chiarire una vicenda trentennale intrisa di mafia, inquinamento e interessi privati. Dove chi paga è (come sempre) la cittadinanza.

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Raul Gardini

Quando si parla di ex-Fermet, non si può trascurare che si parla anche di ex-Italcementi. Italcementi ovvero l’ex-Calcestruzzi, che negli anni Ottanta era padrona delle cave di Carrara tramite la Sam-Imeg ed era controllata dai fratelli mafiosi Antonino e Salvatore Buscemi. Ex-Calcestruzzi ovvero Raul Gardini, il cui strano suicidio ancora oggi pone molti interrogativi. Il tutto è comunque ben spiegato in questo ottimo articolo di David Chiappuella.
Così come non si possono tralasciare che i nomi dei professionisti apuani in ballo sono spesso i soliti, in egual modo desta non poche perplessità anche la posizione della neo assessora all’ambiente del Comune di Carrara Sarah Scaletti.

Sarah Scaletti
Giorgio DellAmico

Partendo da quest’ultima, si è appreso dalla stampa dei suoi legami con persone del mondo del marmo come Franchi e Rossi e con amministratori pubblici come Giorgio dell’Amico (amministratore unico della Progetto carrara e fresco ex-amministratore della Sviluppo Immobiliare, di cui si parla qui e qui, ndr) il cui socio in affari è il marito della stessa Scaletti. E sempre dalla stampa è arrivato un comunicato ufficiale dal Movimento 5 Stelle Carrara che spiega la posizione della Scaletti, definendola estranea alla vicenda ex-Fermet, e in cui si ribadisce la fiducia del Sindaco Francesco De Pasquale nei suoi confronti.

Restano alcune domande senza risposta:

  • Quale necessità porta una società – la Sviluppo Immobiliare – proprietaria di un solo immobile ad uso ufficio, ad affidarsi ad una società estera per la gestione del bene?
  • A quanto è stato comprato (e venduto) questo immobile e a chi?
  • perché Il Fiorino e Franchi avrebbero dovuto comprare una società esistente – tra l’altro senza patrimonio – per fare l’operazione di acquisto dell’area ex-Italcementi, invece di crearne una nuova ad hoc (e magari con meno spese)?

È qui che si crea il dubbio. Ed è su questo che ci si aspetta trasparenza fino in fondo sui presunti rapporti tra Scaletti e gli imprenditori del lapideo. Se – come annunciato – fosse estranea alla vicenda, non sarà difficile dimostrarlo.

Tornando all’ex stabilimento Fermet ed ai suoi proprietari, cosa dire? Che a febbraio 2017 si sono impegnati a spendere ben 4 milioni di Euro per riqualificare l’area, promettendo che non sarebbe diventata ad uso del comparto lapideo e che non avrebbe avuto a che fare con il neonato consorzio degli industriali. Invece all’interno risultano già parcheggiate diverse tonnellate di detriti, pronti per essere frantumati (magari dal nuovo frantoio in procinto di essere realizzato, ndr).
Ebbene sì. Si parla ancora di scaglie di marmo, di ambiente e di professionisti senza scrupoli. Senza dimenticare il susseguirsi di infiltrazioni criminali di varia natura che si sono riscontrate nel mondo delle cave nel corso degli anni (come riportato anche qui, ndr).

Dato che in questi contesti il prezzo più grande è a carico della cittadinanza, si chiede che vengano resi pubblici i risultati dei carotaggi (che dovrebbero essere stati già eseguiti, ndr) al fine di procedere con la caratterizzazione del sito, come previsto per legge.
Si chiede inoltre all’amministrazione comunale di accertarsi che vengano eseguite le dovute opere di bonifica, prima di insediarvi qualunque attività.
Sempre al Sindaco, si chiede di verificare su chi (e come) abbia smaltito le terre che si trovavano in prossimità dell’area in oggetto, ovvero a ridosso della rotatoria all’uscita della Strada dei Marmi: tali terre, infatti, risulterebbero essere contaminate dal cromo esavalente, e sembrerebbe che lo stesso Comune si sia occupato del recente smaltimento.

Inoltre, va ricordato a questa amministrazione che il trasporto delle scaglie sembra essere monopolizzato da una ditta che ha maturato debiti enormi verso questo Comune. Alcuni trasportatori locali riferiscono che i loro autisti siano stati bloccati – come per legge – alle pese perché non risultavano regolari con i pagamenti della tassa marmi (alcuni episodi riguardano somme inferiori a 50 euro, ndr); non si capisce quindi perché ad oggi vi siano aziende con debiti milionari che transitino tuttora dalle pese, senza incontrare alcun ostacolo.

Se i vecchi amministratori si sono resi complici di tali abusi, ci si aspetta che la nuova giunta De Pasquale si adoperi per recuperare le somme dovute e per evidenziare i diretti responsabili di tali reati. Naturalmente, attraverso i dovuti passaggi giudiziari.

Questo territorio è stato fin troppo depredato e violentato da mafie e interessi privati. che il nuovo corso politico dimostri fin da subito il cambio di rotta, nella salvaguardia della salute (e del portafoglio) dei cittadini.

Senza regalare futili pretesti a chi ieri “mangiava” e oggi accusa.

 

 

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