Progetto Carrara – La fucina degli orrori

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prog carraraNell’ultima seduta del Consiglio Comunale l’attuale sindaco di Carrara Angelo Zubbani, in carica per il secondo mandato, dichiarava, in risposta ad alcuni cittadini che chiedevano a gran voce il licenziamento del commercialista Giorgio Dell’Amico, direttore unico della Progetto Carrara e indagato nel caso del fallimento della ErreErre: “Noi abbiamo fiducia nei nostri tecnici, e prima di assumerli visioniamo attentamente il loro curriculum.”

Partiamo dunque dalla tanto nominata e poco chiara Progetto Carrara, una partecipata del comune di Carrara. Ricordiamo innanzitutto cosa sono le società partecipate: si tratta di società in cui il comune, o comunque un qualsiasi ente pubblico, ha una quota, che può essere di minoranza o maggioranza. La suddetta società, di maggioranza del comune, è al momento in essere ed è quella che ha costruito la Strada dei Marmi, che sì ha contribuito all’allontanamento del traffico di camion provenienti dalle cave da Carrara, ma ha anche portato il comune ad essere il secondo più indebitato d’Italia dopo Torino, con un debito di 119 milioni di euro, per una strada che ricordiamolo è ad uso esclusivamente privato. Nella sua tribolata storia vi sono poi sospette lacune: ritardi dovuti a frane, carenti indagini geologiche, premi di accelerazione dati nonostante il ritardo dell’apertura dovuto al mancato funzionamento del lavaggio dei camion e alla mancanza di corrente elettrica. Ma più importanti sono le segnalazioni della DIA e della Direzione Nazionale Antimafia: la possibile sussistenza del pericolo di infiltrazioni tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’attività delle imprese attenzionate, dove la maggior parte delle aziende o dei responsabili vengono definiti “ricollegabili o ritenuti affiliati alla consorteria Comberati-Garofalo” e alla‘ndrina di Petilia Policastro, provincia di Crotone; inoltre la “costante presenza” dei membri della famiglia Sicilia (ritenuti affiliati ai Comberati-Garofalo) e la “non episodica partecipazione ai lavori” della famiglia Marino, proprietaria di due società già sottoposte a provvedimenti interdittivi del prefetto di Reggio Calabria e a sua volta ritenuta vicina alla criminalità organizzata della fascia ionica e reggina; infine la Dia di Firenze ha registrato la partecipazione ai lavori di una società riconducibile a Giuseppe Ceravolo, arrestato nel 2010 su disposizione del gip di Reggio per associazione mafiosa. I sospetti quindi risultano essere tanti e di non poco conto.

Passiamo ora ad esaminare alcuni nomi di tecnici e dirigenti della Progetto Carrara.

Gaetano Farro. Responsabile del progetto Strada dei Marmi, ai tempi capo del settore operativo della Progetto Carrara: l’ingegnere in passato ha patteggiato un anno e 5 mesi per disastro colposo e omicidio colposo in concorso nel processo per la cosiddetta “strage di Secondigliano”: il 23 gennaio 1996, durante la costruzione di un tunnel, si aprì una voragine che risucchiò tre palazzi. Ci furono 12 morti. Farro era l’amministratore dell’impresa appaltatrice.

Andrea Cerchiai. Ex direttore dei lavori della Progetto Carrara. Ha ricevuto pochi giorni fa gli arresti domiciliari finendo nel mirino della Procura di La Spezia per i lavori post alluvione del 2011 alle Cinque Terre per truffa ai danni dello Stato. Non solo c’è il sospetto che siano opere non idonee al bisogno, ma anche che l’appalto abbia costituito un’occasione per consumare affari illeciti, una truffa ai danni dello Stato. Si tratta delle cosiddette briglie selettive realizzate nell’alveo del torrente Pastanelli, opere pubbliche concepite dal Comune di Monterosso per il miglioramento idraulico del corso d’acqua. Di certo, allo stato, il collaudo è stato farlocco: chi ha firmato la certificazione di bontà delle opere non era a Monterosso nel giorno del test programmato. Ma questo è solo uno dei ’falsi’ che accompagnano l’avanzamento dei lavori dell’opera finanziata sull’onda dell’emergenza alluvione, con fondi messi a disposizione dalla Regione. Sono stati indebitamente contabilizzati lavori di sbancamento dell’alveo per un totale di oltre 220mila euro.

Giuseppe Fruzzetti. Ex direttore dei lavori della Progetto Carrara. Nonché membro del pool di tecnici del Politeama, lo troviamo poi incaricato della perizia sul Cermec, sempre nel settore pubblico, direttore dei lavori “fermi” del Mediterraneo in quota Bogazzi & C., e progettista di quasi tutti i lotti “bonificati”, si fa per dire, dell’ex Area Industriale. Risulta tra gli indagati per il crollo dell’ala di via Roma del palazzo del Politeama avvenuto poco prima della mezzanotte del 5 marzo 2011, con l’accusa di crollo e disastro colposo.

Giorgio Dell’Amico. Amministratore unico della Progetto Carrara. Finito sotto indagine per il fallimento nel 2011 della ErreErre, la società in cui svolegava il ruolo di revisore dei conti, anch’essa una partecipata del comune di Carrara, che doveva realizzare l’impianto per trattare i rifiuti del Cermec, con l’accusa di reati societari e fallimentari.

Ma non solo, tre di questi quattro discutibili personaggi, cioè Farro, Fruzzetti e Cerchiai, li ritroviamo nell’appalto per la direzione dei lavori, delle opere strutturali e assistenza al collaudo, relativi alla risagomazione dell’alveo del torrente Carrione nel centro storico di Carrara, vinto poi dal primo. Gaetano Farro è stato però l’unico partecipante alla “gara d’appalto” per l’assegnazione della direzione ai lavori. In un primo momento infatti, il Comune, che aveva fissato a 57.113,11 euro il limite massimo per la retribuzione dell’ingegnere, aveva invitato cinque professionisti, fra cui appunto Giuseppe Fruzzetti e Andrea Cerchiai a proporsi per l’assegnazione. Si evidenzia che all’apertura della busta, l’unica offerta pervenuta è risultata essere quella dell’ingegner Farro, con un ribasso incredibilmente vicino al tetto stabilito per la gara di appalto: – 0,3%, per un importo netto di 56.941 euro”. Sembrerebbe già tutto stabilito sul nascere?

Quindi date le premesse, e tornando alla dichiazione ad inizio articolo di Zubbani, ci chiediamo con quale criterio venga effettuata la scelta dei tecnici e dei dirigenti delle società comunali e partecipate, nonché dei lavori sul suolo pubblico, visto che si evidenziano tra questi personaggi elementi di molto dubbie qualità etiche e morali, indagati inoltre per reati di svariato genere. Sarà per questo che poi ci ritroviamo a dover fare i conti con crolli e incidenti che mettono in serio pericolo la sicurezza e l’incolumità dei cittadini? Forse per l’incompetenza e la malafede di chi viene delibertamente scelto dal sindaco e dalla giunta per lavori di grande responsabilità?

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