Scandalo dei rifiuti: soldi pubblici utilizzati per la spesa al supermercato e le feste parrocchiali

0
350

erreerre primaSoldi pubblici, quelli del fondo cassa del Cermec, utilizzati anche per fare la spesa (quella di casa, per intenderci) al supermercato. E per finanziare le feste della parrocchia.
Migliaia di euro, cash, (da tremila a cinquemila alla volta) che venivano prelevati, “all’ora di pranzo”. E rifornimenti di carburante pagati due volte: in sostanza si metteva nel rendiconto spese personale (un semplice registro Buffetti) una quantità di gasolio tale che in 71 giorni avrebbe consentito di percorrere ottomila chilometri, 112 chilometri al giorno: distanze incompatibili con l’attività di presidente della società.
Il luogotenente della Finanza sentito come testimone. Il processo Cermec entra nel vivo e, in aula, si affronta il capitolo delle spese ingiustificate. Nel caso dell’allora presidente Luciano Bertoneri si tratta di dodicimila e 300 euro, cifra per cui è scattato il capo di imputazione di appropriazione indebita. A snocciolare dati e numeri, rileggendo in aula alcune intercettazioni telefoniche finiti nei faldoni del maxi processo (gli imputati, lo ricordiamo sono 16 e con accuse che vanno dalla truffa alla corruzione, dal falso all’abuso in atti di ufficio) è stato il luogotenente della Finanza che ha svolto le indagini. E che ha parlato proprio dell’uso dei soldi di cassa contante di Cermec da parte dell’allora presidente.

Del Carlo intercettato: il presidente? Dagli tremila euro cash sennò piange. La ricostruzione del luogotenente della Finanza è partita proprio da una intercettazione.
«Il presidente c’è? – a parlare è il legale rappresentante di Delca Domenico Del Carlo rivolgendosi a una dipendente di Cermec – Allora se è uscito dopo vagli a pigliare tremila euro, sennò viene a piangere. Sennò prendigliene 5mila euro, in contanti, all’ora di pranzo ci vuole il cash».
E ancora, in una seconda conversazione, sempre fra Del Carlo e la stessa dipendente Cermec, il patron di Delca aggiunge: «Tanto ormai lo so come fare: al presidente basta allungare 5mila euro di cassa e si leva di torno». E il denaro non era solo prelevato dal fondo cassa. Il luogotenente della Finanza ha illustrato il metodo utilizzato dal presidente Bertoneri per i rimborsi spese: un registro con ricevute prestampate. Qui, stando a quanto riferito in aula, sono finite varie somme: “Veniva giustificata anche la spesa al supermercato e il finanziamento alla parrocchia” ha sottolineato il luogotenente delle Fiamme Gialle.
Conti al ristorante gonfiati, rimborsi del carburante raddoppiati. Una ricevuta, dal registro Buffetti dell’ex presidente del Cermec, da 380 euro per 12 pasti (e due bottiglie di vino) consumati al Buscaiol di Marina di Carrara: «Ma abbiamo accertato – ha dichiarato il finanziere davanti al giudice – che dal ristorante non è stata emessa alcun tipo di ricevuta. E ce lo ha confermato pure il titolare». E altri conti salati sono finiti al centro dell’indagine: questa volta per cene consumate al ristorante Cima di Massa: «Un conto da 1200 euro e un altro da 360, sempre registrati nel conto». E non solo i momenti conviviali dell’ex presidente del Cermec sono finiti al centro del maxi processo, anche i suoi rifornimenti di carburante. «Il metodo – ha spiegato il luogotenente della Finanza al giudice Fabrizio Garofalo – consisteva nel fare il pieno all’interno del Cermec, e poi farsi pagare i rifornimenti – una seconda volta – come nota spese. Gonfiando le cifre: per quei costi, infatti, in 71 giorni avrebbe dovuto percorrere ottomila chilometri».

Leggi l’articolo: Il Tirreno

Commenti