Carrara, sconti sulla tassa marmi: l’indagine è chiusa

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cave veduta“Sconti” sulla tassa marmi: l’indagine della Procura è chiusa. Lo ha annunciato senza troppi giri di parole il procuratore capo Aldo Giubilaro.

«Sono in attesa di incombenze di segreteria e in particolare di un indice, per il fascicolo in questione – dichiara il dottor Giubilaro – Tutti gli elementi sono stati acquisiti. L’indagine è chiusa. Adesso dovrò solo firmare le richieste di rinvio a giudizio». Non aggiunge altro il procuratore capo. Ma per la maxi indagine che ha coinvolto l’intera giunta del Comune di Carrara (gli anni presi in esame sono quelli dal 2009 al 2014) siamo davvero alla stretta finale. Il procuratore non si sbilancia sulle richieste di rinvio a giudizio. Si limita a d aggiungere una frase: «Gli avvisi di garanzia non sono stati mandati a caso». E sui tempi precisa: «Non si tratta di settimane, ma di cinque o sei giorni».

L’indagine. Sconti sulla tassa marmi, per favorire gli industriali, danneggiando le casse comunali, e, quindi, i cittadini stessi. È questa l’ipotesi accusatoria, pesante, dell’indagine della Procura: amministrazione e associazioni di categoria avrebbero “alleggerito” negli ultimi cinque anni la tassa marmi, portando meno introiti nelle casse municipali. Il capo di imputazione è abuso di ufficio per aver fatto pagare meno tasse (inferiori anche di un decimo) agli imprenditori che scavano il marmo sulla base di un accordo del 2009 e che la Procura di Massa ritiene in violazione della legge regionale del 1998 che prevede un contributo e un canone di concessione sulla base del valore di mercato dei beni estratti, blocchi e scaglie. Sottraendo, in sostanza, denaro da destinare a servizi per tutti i cittadini. E causando, dall’altra parte, un ingiusto vantaggio per gli imprenditori del settore.
Gli indagati. L’indagine prende in esame il periodo dal 2009 al 2014.

Sul registro degli indagati nel maggio scorso sono finiti una quindicina di nomi eccellenti dal sindaco di Carrara, Angelo Zubbani a 5 assessori in carica (Andrea Vannucci, Giuseppina Andreazzoli, Giovanna Bernardini, Dante Benedini, Massimiliano Bernardi), tre ex assessori (Andrea Zanetti, Giovanni Nannini e Roberto Dell’Amico), due dirigenti comunali, Marco Tonelli e Stefano Pennacchi, oltre ai 4 rappresentanti provinciali di Legacoop (Chiara Grassi), Confartigianato (Gianfranco Oligeri), Cna (Antonio Chiappini) e Massimo Maggiani (Api). La Procura ha individuato, sia nel Comune che nelle associazioni di categoria che hanno sottoscritto gli accordi, «responsabilità penali in ordine al reato di abuso di ufficio (art. 323 del Codice penale)».

Le responsabilità. Le responsabilità, secondo la Procura sarebbero state riscontrate «in conseguenza della determinazione dell’importo da corrispondersi al Comune di Carrara sulla base di accordo tra lo stesso Comune e rappresentanti di associazioni degli imprenditori del marmo, e non del valore di mercato dei beni estratti (nel caso in esame ben maggiore), come prescritto dalla legge, ed in conseguenza dell’ingiusto vantaggio conseguito dagli imprenditori e del correlativo ingiusto danno subito dal Comune di Carrara».

L’accusa e gli accordi. Gli accordi fra associazioni di categoria e Comune, per il settore lapideo, sono stati diversi nel corso del tempo per la tariffazione dell’escavato che determina un gettito annuale al Comune. Gli ultimi accordi fra le parti risalgono al 2008 e al 2009: il primo venne siglato da tutte le associazioni di categoria (Assindustria con l’allora presidente Alessandro Caro, Confartigianato, Cna, Lega cooperative, Api), mentre il secondo, a integrazione del precedente, non fu siglato da Assindustria che contestò alcuni aspetti. Per questo motivo Assindustria non rientra nelle associazioni di categoria che sono finite al centro della maxi indagine della Procura ormai vicinissima alla conclusione.

Leggi l’articolo: Il Tirreno

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