NIENTE SOLDI: LA PROVINCIA IMPONE I 5 GIORNI SCOLASTICI, E PARTE DELLA GESTIONE SARA’ PAGATA DALLE SCUOLE

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IN QUESTI giorni, i dirigenti scolastici degli Istituti Superiori della Provincia di Massa e Carrara stanno ricevendo una missiva firmata dal presidente Narciso Buffoni riguardo la richiesta di organizzazione della didattica su cinque giorni (ovvero dal lunedì al venerdì). Dopo l’incontro svoltosi il 22 luglio scorso a Palazzo Ducale, nella lettera vengono ribaditi i punti evidenziati nella riunione stessa. Abbiamo provato ad analizzarli, punto per punto.

lettera provincia pag01

PRIMO, non ci sono soldi. La provincia è dunque impossibilitata a coprire totalmente le spese di gestione delle scuole per l’anno scolastico 2015/2016. Riscaldamento, luce e quant’altro, per intenderci, che dovranno essere pagati – seppure in parte – dalle scuole stesse. Ovvero dalle famiglie degli studenti.
SECONDO, la mancanza di soldi non è solo nostra, ma riguarda tutte le province toscane e “tutti gli enti di area vasta in tutta Italia”. Il motivo? Non è possibile definire un corretto bilancio di previsione per il triennio 2015-2017. Sarà già tanto, che riescano ad approvare il bilancio di quest’anno.
TERZO, il bilancio di previsione non si può fare perché i prelievi forzosi imposti dal governo statale (D.L. 95/2012, D.L. 66/2014 e Legge 190/2014) annullano progressivamente e praticamente le entrate tributarie delle province negli anni 2015, COPIALETTERAANNAULITADIDATTICApdf-1_Pagina_22016 e 2017.
QUARTO, quanto sopra non è dunque responsabilità della provincia, ma dello stato. E’ Roma che ha una visione “distorta” della finanza locale e dei servizi minimi necessari, e – irresponsabilmente – costringe la provincia a tagliare. Oltre a ribadire l’esigenza di dover sostenere costi più contenuti per la gestione degli edifici provinciali (scuole incluse), viene citato il fatto che gli oltre 670 km di strade provinciali non saranno minimamente manutenuti, se non con i mezzi propri dell’amministrazione.. E finché ci saranno i soldi per il carburante.

DOPO aver illustrato la disastrosa situazione di premessa, la missiva giunge alla richieste. Anzitutto, viene chiesto (e confermato) di istituire la settimana scolastica di cinque giorni lavorativi (Lunedì – Venerdì), così da risparmiare i costi di gestione grazie all’eliminazione del Sabato lavorativo. Consci che il cambiamento non è di facile attuazione, e che debba essere attuato in accordo con le aziende di trasporto locali per venire incontro alle diverse turnazioni pomeridiane (ove non siano già presenti), la Provincia si impegna a disporre (già da questa settimana, ndr) una serie di incontri con le aziende preposte alla mobilità pubblica locale e provinciale, per organizzare al meglio il tutto.

LO SCEMPIO, dunque, continua. Dopo decenni di sprechi, gli studenti si ritroveranno a dover andare a scuola per più ore al giorno, restando a casa il sabato. E’ evidente che la soluzione sia quanto di meglio possa offrire Buffoni, con ciò che è rimasto del carrozzone apuano, e non si può nascondere che tale rimodulazione possa avere anche delle ricadute positive, non solo a livello di risparmi. Se le aziende di trasporto locali saranno in grado di ovviare adeguatamente a questa piccola “rivoluzione” i nostri ragazzi si troveranno ad avere un giorno in più di vacanza.
Il rischio, semmai, è un altro: passare gli altri cinque giorni al gelo, o senza corrente elettrica. A meno che non ci pensino le casse delle scuole stesse.

E le scuole, a chi chiederanno questi soldi?

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