Gaia, la rivolta dei piccoli Comuni: stop al piano degli investimenti

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GAIALa “lega” dei piccoli Comuni dà lo stop al piano di investimenti di Gaia, impone la restituzione urgente delle “partite pregresse”, cioè al rimborso dei debiti che la società dell’acqua ha verso i Comuni e fa pagare ai cittadini aumentando le bollette.

È un piccolo terremoto quello avvenuto lunedì 2 marzo all’assemblea dell’Ait, (Ambito 1 Toscana Nord), l’organismo formato dai 48 sindaci delle province Massa Carrara (escluso Zeri), Lucca e una parte di Pistoia in cui il servizio idrico è gestito da Gaia. L’ordine del giorno dell’assemblea era proprio quello della ridefinizione delle “partite pregresse”, ossia del piano di rientro dei debiti che Gaia ha ereditato dai Comuni e che vengono scaricati in bolletta.

Bene, i Comuni della Lunigiana, quelli della valle del Serchio, San Marcello Pistoiese, Castelnuovo e Castiglione Garfagnana e Cutigliano si sono messi di traverso. Hanno presentato al presidente dell’Ait, il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, un documento che è una sonora bocciatura della gestione Gaia. E il documento è stato votato all’unanimità, grazie anche ad assenze pesanti (di Viareggio, Montignoso, Forte dei Marmi) e all’uscita dall’aula al momento del voto dei sindaci di Carrara, Massa e Pietrasanta.

I piccoli Comuni dicono, in sostanza, che Gaia è inadempiente nel restituire i mutui pregressi e questo mette in gravi difficoltà i Comuni creditori che senza quei soldi non sanno come chiudere i bilanci. «È dal 2011 che si pagano i conguagli: 27.672.433 euro che Gaia “deve” ai municipi. E la società già sta predisponendo un piano per il futuro: altri 42 milioni da pagare fino al 2019. Bene, noi ci chiediamo dove siano finiti questi soldi. Tant’è che San Marcello Pistoiese ha presentato una ingiunzione di pagamento per 2 milioni a Gaia e che Fivizzano si prepara a un’azione analoga. Nello stesso tempo vediamo piani di investimenti che qualcuno definisce faraonici di cui neanche uno sulle piccole municipalità, che pure ha problemi enormi sia per le fognature, sia per la rete idrica. Una situazione insostenibile», dice Camilla Bianchi, battagliera sindaca di Fosdinovo.
Già, ma se Gaia aumenta le quote di restituzione o va in dissesto finanziario o deve aumentare ancora le bollette. Cosa anche questa insostenibile. E allora ecco le proposte della “lega” dei piccoli comuni: rimodulazione del piano degli investimenti e ingresso di nuovi soci. Che potrebbero essere o privati o anche il Comune di Lucca, finora “fuori” da Gaia.

«Dovrà essere Gaia (nel cui cda siedono gli stessi sindaci dell’Ait ndr.) a trovare una soluzione. Senza, ovviamente, intaccare il piano tariffario. Cioè senza aumenti a carico die cittadini. Ma noi chiediamo una partecipazione attiva dei Comuni alle scelte di programmazione e pianificazione sui singoli territori per condividere le scelte strategiche, indipendentemente dal peso di ciascun Comune», dice ancora la sindaca Bianchi.

La linea dei piccoli è dunque chiara: sfiducia totale alla gestione della società partecipata. Le conseguenze politiche sono ancora da calcolare. Ma non si annunciano indolori. Di sicuro c’è da valutare la decisione dei sindaci dei centri più grandi, come Angelo Zubbani di Carrara e Alessandro Volpi di Massa, di non votare il documento. Una scelta che ha evitato possibili spaccature. «Nell’assemblea dell’Ait – dice il primo cittadino Alessandro Volpi – si è aperta una riflessione necessaria, sostenuta da tutti. Quella di rivedere il piano degli investimenti e di rivedere la gestione. In questo c’è piena assonanza con i sindaci lunigianesi e della Garfagnana. Ma c’è anche l’esigenza di evitare il dissesto della società e il mantenimento dell’azionariato completamente pubblico di Gaia. Bisogna, secondo me, modificare la struttura della bolletta. Per questo avrei auspicato che si discutesse ancora». Insomma, partita ancora aperta.

Leggi l’articolo: Il Tirreno