Camion dei sassi nel mirino della Procura

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Camion sassiIl giudice Fabrizio Garofalo sposa la linea difensiva tracciata dall’avvocato Ferdinando D’Aniello e assolve l’imprenditore Roberto Faggiani. Non è stato lui a “truccare” le scaglie e a spacciare le bianche per nere con lo scopo di risparmiare sulle tasse dovute a Palazzo civico. Non è stato lui ma – ad ipotizzarlo è lo stesso tribunale – potrebbe essere stato qualcun altro. Lo rivela anche la sentenza di assoluzione: Faggiani è innocente perché «non ha commesso il fatto», non perché il fatto non sussista. Tradotto: il profilo di reato c’è eccome. Adesso, però, si tratta di capire chi abbia nascosto un carico di scaglie bianche sotto una coltre di terra con lo scopo di risparmiare qualche euro. Ebbene sì perché quando il camion arriva alla pesa pubblica, la definizione dell’importo dovuto al Comune avviene in base alla qualità del materiale trasportato: se le scaglie sono bianche si paga di più, se sono scure (terra o tout venant) il prezzo si riduce.

Il reato c’è, dicevamo, e adesso sta alla Procura condurre indagini per individuare eventuali responsabili: in particolare al vaglio degli inquirenti c’è la posizione di Salvatore Mutu. È proprio lui, chiamato in aula come testimone della difesa, a sostenere che il carico in questione, quello con le scaglie “truccate”, è suo. Spiega di aver esaurito il numero massimo di viaggi consentiti dall’amministrazione per il trasporto scaglie (prima della strada dei marmi, la limitazione esisteva ndr) e, quindi, di aver chiesto al Faggiani di trasportare per lui il materiale che – aggiunge Mutu – è destinato alla sua azienda di inerti a Ceparana. Dichiarazioni che lo costringono ad abbandonare la veste di testimone per indossare quella di indagato tanto che, dopo l’ammissione, Mutu, consigliato dall’avvocato d’ufficio nominato seduta stante, si avvale della facoltà di non rispondere. La sua posizione adesso è al vaglio della Procura.

Ma non finisce qui perché la stessa Procura dovrà valutare se possa profilarsi anche un reato di falso per le dichiarazioni rese alla pesa quando il carico viene indicato, appunto, come carico di scaglie bianche, proveniente dal deposito Faggiani, con particolare attenzione alla bolla di trasporto.Insomma, il tribunale vuole fare chiarezza su un’ipotesi avanzata dall’accusa in sede di udienza: quella di un accordo per la produzione di una presunta bolla falsa tra lo stesso Faggiani, imprenditore titolare di un’area di deposito di materiale, il Mutu (titolare di un’azienda di inerti) e l’autotrasportatore (che per la truffa ha patteggiato). La Procura, quindi, dovrà muoversi su due fronti. Di certo c’è che , in aula, emerge l’attenzione del giudice ai meccanismi di pagamento della tassa marmi, al funzionamento della pesa, al controllo sulle bolle e sulle fatture. Proprio una fattura, infatti, incastra Faggiani: la fatturazione del viaggio, appunto, viene fatta a suo nome e – riferisce in aula il funzionario della pesa – non risultano contestazioni. Ma l’avvocato D’Aniello riesce a smontare l’impianto accusatorio. L’asso nella manica è l’assenza di una perizia sulla qualità del materiale: non ci sono prove – per chiarire – che confermino la qualità delle scaglie. Non solo, le dichiarazioni di Mutu che pubblicamente riconosce la proprietà del carico, tagliano la testa al toro.

Faggiani è assolto, ma adesso tocca alla Procura valutare se ci siano responsabili o altri profili di reato. Il mondo delle cave, le sue dinamiche, le sue specifiche regole ancora nel mirino degli inquirenti.

Leggi l’articolo: Il Tirreno

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