Carrara, scandalo Apuafarma: si dimette il direttore

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apuafarmaCARRARA. Ottantamila euro spariti in un mese dalle casse di Apuafarma. E un’escalation di ammanchi volontari che hanno portato alla sospensione dei due dipendenti dell’azienda (Sabrina Mariani e Giovanni Biagioni, ndr), finiti nel mirino di un’indagine aperta, il 2 febbraio scorso, dalla Procura di Massa Carrara. Dopo la denuncia presentata dal presidente stesso della partecipata, Fabrizio Volpi.

Intanto si è dimesso il direttore Francesco Buffoni. Dimissioni che attengono a una questione tecnica, il passaggio all’amministratore unico della partecipata che ha convocato l’assemblea dei soci, alla presenza del notaio Faggioni, per la variazione dello Statuto. Il direttore della società, in una lettera, ha espresso la disponibilità a rimettere il mandato in vista del nuovo assetto societario e non ha ancora avuto risposta dal presidente Volpi.

E intanto c’è anche un altro dato eclatante all’indomani della vicenda rivelata dal Tirreno: il buco nei bilanci di Apuafarma non è di 350.000 euro, ma di 400.000. Questa è la somma emersa dopo i controlli a cui ha dato mandato il presidente per gli anni che vanno dal 2008 ad oggi.
Una vicenda complessa, su cui sta cercando di fare chiarezza la Procura. E una società partecipata che finisce nella bufera perché l’indagine, da quel poco che trapela da queste prime e blindatissime fasi, non riguarderebbe solo i dipendenti ma anche gli omessi controlli di chi era ai vertici della partecipata nel lasso di tempo in cui si sono verificati gli ammanchi di cassa.

La denuncia in Procura. Cominciamo dal principio, ora che i particolari sul “caso” Apuafarma cominciano ad emergere con maggiore chiarezza.
La denuncia presentata dal presidente Fabrizio Volpi, per gli ammanchi volontari nelle casse della partecipata, è del 2 febbraio scorso. E riguarda il dicembre 2014 e il gennaio 2015. Ma, il presidente, subito dopo aver avuto questi dati ha dato mandato a una serie di controlli che setacciassero, fin da principio i bilanci di Apufarma. Da qui sono emersi i grandi numeri, una vera e propria escalation delle sparizioni di denaro dalle casse del servizio relativo ai cimiteri. Senza che nessuno facesse nulla.

Da 9.000 a 80.00 euro di soldi spariti in un mese. Il dato è questo. Anno dopo anno, a partire dal 2008 sono spariti i soldi dai bilanci di Apuafarma. In che modo? A seguito dell’erogazione di servizi, non sarebbero stati emessi ai cittadini i dovuti documenti fiscali (scontrino o ricevuta). Sarebbe stata lasciato soltanto una “nota” che non ha alcun valore per il fisco, ma rimane nella “memoria” dell’azienda. Così alla presidenza è bastato poco per verificare che tra quelle note e le fatture emesse c’era una discrepanza. Ulteriore prova il raffronto tra servizi garantiti e corrispettivi incassati.

All’inizio sono spariti 9.000 euro al mese. Poi si è alzata la posta, e l’ammanco è stato di 15.000. Fino ad arrivare a 80.000. Ottantamila euro spariti in un solo mese. E se prima era solo un dipendente – secondo quanto ipotizzato – l’autore degli ammanchi volontari, sa qualche anno a questa parte lo faceva anche un altro. I due dipendenti che hanno avuto la sospensione con lettere di addebito da parte della partecipata. E che, sempre dal poco che trapela dalle prime indagini, agivano separatamente, non in concorso. Un modus operandi portato avanti per anni, per sette anni. E che alla fine ha provocato un buco di 400.000 euro. Un dato così eclatante che, in fase di controllo, si è cercato di capire, in un primo momento, se quei soldi fossero stati direttati in altri settori della società partecipata. Poi, passando al setaccio numeri e voci, fatture corrispettivi dei servizi, è emerso che l’ammanco volontario è stato di 400.000 euro. E tutto nel settore dei servizi cimiteriali.

Leggi l’articolo: Il Tirreno

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