Buco all’Asl di Massa: difficile pensare che la Regione non sapesse

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inchiesta aslTre sentenze – due di assoluzione -, una sensazione e un filone di indagine che deve essere ancora chiuso. Questione di un paio di settimane per capire se la procura di Massa Carrara chiederà il processo per il governatore Enrico Rossi. L’inchiesta sul buco dell’Asl apuana, stimato dagli inquirenti intorno ai 240 milioni, è arrivata a un punto cruciale: sono state depositate le motivazioni dell’assoluzione dell’ex direttore generale Antonio Delvino, che non solo spiegano perché il manager è completamente estraneo alla vicenda ma lasciano intendere che in Regione non potevano non essere al corrente di quello che capitava con quei conti.

Le intercettazioni. Sono tre le telefonate intercettate dalla procura di Massa che tirano in ballo il governatore della Toscana Enrico Rossi: la più importante per i magistrati è quella del 2 maggio 2012 parla con Daniela Scaramuccia, assessore alla sanità dall’aprile 2010 al maggio 2012. Quest’ultima riferisce al presidente Rossi: «Ascolta, stavo guardando le chiusure dei bilanci 2011… che vanno bene, però volevo discutere … sulla definitiva. Perché avremmo l’opportunità di fare chiudere tutte in pareggio, tranne due. Però dobbiamo discuterlo assieme perché è delicata ovviamente … perché quest’anno più aziende chiudiamo in pareggio più soldi prendiamo. Non sarebbe male una volta chiuderne un po’ in pareggio». Da qui il giudice suppone che Rossi avrebbe avuto tutto l’interessa a tenere i conti sotto controllo, per acquisire meriti politici.

Le conclusioni del giudice. Il giudice Alessia Solombrino ha motivato l’assoluzione di Delvino in 64 pagine. Queste le sue conclusioni: «Appare francamente difficile non immaginare che effettivamente i vertici della giunta regionale ignorassero sia le anomalie di bilancio e le perdite accumulate nel corso degli anni, proprio a partire dal periodo in cui il legislatore nazionale aveva introdotto strumenti normativi finalizzati ad una maggiore responsabilizzazione delle Regioni e ad un più penetrante sistema di controlli della situazione economico finanziaria del Servizio sanitario regionale; sia la consistente crisi di liquidità di alcune aziende sanitarie ed il progressivo allungamento dei tempi di pagamento dei fornitori, posto che i crediti che le Asl maturano sul punto nei confronti delle Regioni non si traducono mai in trasferimenti effettivi di somma».

Rossi indagato. Ma da grande accusatore il presidente della Regione, ex assessore alla sanità, si è trovato ben presto accusato. Con l’iscrizione del suo nome nel registro degli indagati. Era il novembre del 2012 e ancora l’indagine non si è chiusa. L’accusa è di falso ideologico. A mettere nei guai il governatore è stato Giannetti, l’ex direttore amministrativo, che agli inquirenti ha detto di aver subito delle pressioni dal presidente della Regione, quando era ancora assessore alla sanità, per ridurre la spesa allo scopo di occultare il disavanzo dei conti dell’azienda sanitaria. Nel registro degli indagati ci sono finiti altri due nomi: Carla Donati, all’epoca direttore del settore sanitario dell’Asl di Massa, e Niccolò Persiani, consulente Asl per la gestione dei nuovi bilanci.

La difesa di Rossi. Il presidente della Regione ha respinto ogni addebito ricordando di essere stato proprio lui a far aprire l’inchiesta portando tutti gli atti alla magistratura. Rossi si difende sottolineando come, all’epoca del suo assessorato, organizzava ripetuti incontri con i direttori amministrativi proprio per affrontare il tema dei bilanci e chiedendo, di volta in volta, anche attraverso impegni scritti, di ridurre i costi. Non solo: è stato il primo governatore italiano ad aver fatto certificare i bilanci della sanità. L’inchiesta sulla Asl 1 era scaturita proprio da una denuncia presentata alla procura dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi il 20 ottobre 2010, pochi giorni dopo la scoperta di un “buco” di bilancio che all’epoca fu stimato inizialmente in circa 60 milioni di euro. Le successive indagini della guardia di finanza appurarono un dissesto finanziario più pesante, fino oltre 244 milioni di euro maturato in più anni di gestione, dal 2005 al 2009.

Leggi l’articolo: Il Tirreno

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