Alpi Apuane, il più grande disastro ambientale d’Europa

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cave marmo alpi apuaneLeggi l’articolo: communianet.org

Una delle più grandi devastazioni ambientali Europee, si sta perpetrando proprio sotto i nostri occhi.

Una estrazione di quasi 5 milioni di tonnellate del pregiato marmo bianco, sta devastando le Alpi Apuane.

Dal 1992 ad oggi, il maggior business delle multinazionali, non è più il “blocco” di marmo, ma sono i detriti, che ridotti in polvere, vengono usati per la produzione di carbonato di calcio per l’industria della carta, dei mangimi, dei cosmetici, e perchè no anche per interrare rifiuti tossici.

Le Alpi Apuane, che oramai da diverso tempo vengono collocate all’interno dei geoparchi dell’Unesco, sono considerate come una, delle aree naturalistiche più importanti d’Italia, che ad oggi viene messa in costante minaccia a causa oltre che della barbarica estrazione, anche dalle frane, dalle occlusioni di corsi d’acqua, e dal pesante traffico creato dall’incessante via vai dei centinaia di camion che quotidianamente percorrono le piccole strade della città e che hanno procurato negli anni un esagerato aumento delle malattie polmonari, tutto questo senza creare un reale beneficio alla popolazione che anzi subisce costantemente i disagi creati dalla pesante industria del lapideo.

Basti pensare che le concessioni, vengono assegnate senza una gara, per dei tempi lunghissimi e anche rinnovabili, l’occupazione nel settore delle cave, è drasticamente diminuito, si può notare come l’occupazione è passata da 14.000 a 1.000 posti di lavoro, mentre l’estrazione dei blocchi è passata da 200.000 tonnellate a 1.400.000.

La minaccia dell’escavazione del marmo in questo contesto, diventa sempre più un fattore di destabilizzazione di una presenza umana che ha cessato di essere ecosostenibile.

Fabio Baoni, storico e sostenitore della causa apuana, ha ricordato la grande ricchezza geologica e ecosostenibile e culturale di queste montagne.

La minaccia dell’escavazione, del marmo in questo contesto diventa sempre più un fattore destabilizzante di una presenza umana che ha cessato di essere ecosostenibile.

Una delle proposte emerse negli anni, è quella di un ritorno ad una produzione agricola sostenibile e ad attività di turismo sostenibile.

Si distruggono le montagne in tempi record, poi il marmo, o il carbonato vengono portati via, non è presente neanche una filiera produttiva in città.

Quello che resta sono solamente le montagne distrutte e stuprate.

Le multinazionali che hanno il coltello dalla parte del manico, esercitano una pressione sui deboli, ma più delle volte complici piccoli poteri locali.

Questo ricatto occupazionale è tornato alla ribalta dopo il piano paesaggistico della regione Toscana, da qui “ l’insurrezione ” degli industriali del marmo che ponendo la discussione sulla celebrazione del marmo nella sua dimensione storico – artistica, facendo passare la chiusura delle cave come un affronto agli Apuani.

Un piano alternativo di sviluppo delle Apuane, dovrebbe incentrarsi su un nuovo stretto rapporto fra città e montagne, che veda nella montagna un’opportunità di realizzare attività ricreative, educative e turistiche sull’ambiente urbano.

<< …..lo Carrarese che di sotto alberga, ebbe tra ‘bianchi marmi la spelonca per sua dimora….. >>

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno XX)

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