Aspetta primavera, Padula

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Dieci giorni fa tornavamo ad occuparci del Parco della Padula con un articolo dal titolo “Il parco fantasma”. I giorni successivi come da routine, l’Amministrazione rombò sui quotidiani al suon di “riapertura imminente.


L’Assessore alla Cultura del Comune di Carrara, Giovanna Bernardini, assicura la riapertura dell’area ad aprile prossimo. Meno di un mese per sistemare “le rifiniture” – ndr – assicura.

Meno di un mese dunque per ultimare il muro di recinzione del parco, per completare il progetto del Museo, per collocare tavoli e panchine, per riaprire la struttura adibita alla genitorialità nella parte inferiore e soprattutto meno di un mese per ristrutturare il famigerato ponte che dà accesso al parco – lato Gragnana, per intenderci.

Se ancora non lo avete capito, qui a Carrara le cose si fanno a metà: si iniziano per poi lasciarle incomplete. Poi si riprendono e finalmente si inaugurano funzionanti solo in parte.

Ad aprile infatti l’Ass. Bernardini vuole dare la conferma di quanto appena detto inaugurando un parco incompleto e soprattutto un museo nel quale del progetto iniziale se ne ha solo una parte.

Tutto questo perché i tempi corrono e le elezioni sono imminenti. Ma sappiamo benissimo che di fretta e di furia le cose si fanno male. La storia ci insegna infatti e purtroppo, si ripete.

Così accadde, sempre nello stesso luogo, anni fa per il ponte antistante. Era il lontano 1999 quando l’amministrazione Segnanini decise di commissionare all’Architetto Claudio Rocca il progetto ambizioso di un collegamento che, da appena poco sopra il centro città, conducesse al Parco della Padula, per un costo complessivo di circa 500 milioni delle vecchie lire

Il progetto andava a braccetto in quegli anni con la Biennale di Scultura la quale contemplava il parco stesso come una delle sue location principali portando la fama della nostra città a livello internazionale. Perché dunque non fare le cose in grande? 

Esso prevedeva una torre con accesso tramite scale e due ascensori di modo da assicurare la sua fruibilità a tutta la cittadinanza.

Ma ecco che nel 2002, con la pressione dell’imminente inizio della Biennale,  fu inaugurato senza che gli ascensori fossero funzionanti e commettendo svariate irregolarità fra le quali la demolizione della vecchia  recinzione adibita a frangi-acque e del vecchio ponte

Il risultato fu una lenta erosione del terreno sottostante che franò durante l’alluvione del 2014.

Inoltre la mancata manutenzione – come avevamo precedentemente documentato – ha reso completamente inagibile l’opera sin dai primi anni e dunque un accesso sicuro – quello che in realtà doveva essere – al parco. Le scalinate sono diventate presto il rifugio di senzatetto dimostrando un allarmante disagio sociale presente a Carrara

Ci chiediamo perché altri progetti – come quello dell’architetto Tadao Ando,  meno invasivi e dispendiosi – furono messi da parte.

L’abbandono delle strutture e il loro mancato completamento è servito e servirà a nostro avviso, solamente a speculare soldi pubblici e far cantare le casse comunali. Sono lontane le volontà di rendere il parco agibile e fruibile portando alta la sua memoria storica culturale. 

Ma noi cara Giovanna, aspettiamo primavera.

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