ZUCCOTTI E STADI (terza parte)

La conclusione del report sulla vicenda del Bettogli, con sviluppi che potrebbero rivelarsi tutt'altro che scontati. E lasciare l'amaro in bocca.

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Come si è potuto vedere qui e qui, sono molteplici gli interessi che si incrociano intorno al Bettogli. E il fatto che questi si intreccino a loro volta con la querelle sullo Stadio dei Marmi e sulle varie società che gestiscono la Carrarese Calcio, non deve stupire più di tanto.

Se a protestare ti manda… Il padrone

I più non lo avranno notato, ma durante le proteste fuori dall’ufficio marmo in occasione della prima conferenza dei servizi sul Zuccotto, molti dei cavatori non erano neppure occupati nelle cave interessate. E a detta loro (!) la presenza non era su mandato dei sindacati (come ci si potrebbe aspettare, ndr) bensi… Dei loro padroni di cava.
Solidarietà? Convenienza? Chissà.

Sta di fatto che alcuni di questi, esterni al Bettogli eppure in prima fila a protestare, non hanno resistito a farsi ritrarre allo stadio in compagnia del socio della Carrarese Marmo s.r.l. SB Manrico Gemignani (della quale abbiamo parlato nei capitoli precedenti, ndr) o di altri personaggi legati alla Carrarese Calcio. Un po’ alla Paolini, un po’ in maniera attoresca per così dire. Ma avvalorando, di fatto, la tesi di cui sopra.
Per carità: la passione per lo sport è sacrosanta. Le proteste di convenienza un po’ meno.

Tutti zitti, proprio tutti. E per l’ASL è meglio così

In tutto questo, però, c’è qualcosa di strano. Nonostante che le difformità allo stadio siano ancora presenti (e attuali), e nonostante che le problematiche sul bacino del Bettogli potrebbero comportare un ridimensionamento estrattivo (e quindi occupazionale, ndr), i feudatari del marmo tacciono… o meglio, i loro valvassini. Nessuna protesta, nessuna polemica. Silenzio di tomba.
Perché questo cambio di tattica? Forse i baroni del marmo si stanno rendendo conto di non avere poi così tanto potere? O forse il contrario?

Monte Bettogli

Ieri 7 marzo ha avuto luogo la conferenza in merito al progetto coordinato di cava Bettogli. Che sia il taglio della cima? O che venga invece autorizzato il ripristino, con migliaia di metri cubi di detrito portati a monte?
L’ASL ormai ha dichiarato che non sussistono le condizioni di sicurezza per poter operare in quella zona. Se si vuole continuare l’estrazione, quindi, bisogna cambiare i piani di cava.
Dopo la figuraccia di Fossa Combratta, è probabile che Pellegri & co. non vogliano esporsi spudoratamente… Di nuovo.

Documenti non (più) disponibili

Il 9 febbraio scorso, Legambiente ha chiesto al Comune di Carrara le ragioni per cui sul sito ufficiale non sia più visibile alcuna documentazione sui procedimenti autorizzativi.
Il 27 febbraio anche GrIG Onlus Presidio Apuane è intervenuta per denunciare la mancata trasparenza al Difensore Civico Regionale, al sindaco di Carrara e alla Soprintendenza ai Beni Ambientali di Lucca e Massa Carrara, affiché rendesse edotto il Comitato Tecnico Scientifico per il Paesaggio del Ministero.

Il Comune di Carrara ha risposto alla richiesta (legittima) delle associazioni ambientaliste in tema di legalità e diritto alla partecipazione di procedimenti di interesse collettivo e pubblico – che riguardano il settore lapideo – e i progetti di estrazione presentati dalle ditte, citando l’art. 19 del testo unico D.L.gs. 152/2006.
Forse perché pensa che alle associazioni basti un generico “invito a richiedere copia cartacea dei procedimenti in corso” per poterle zittirle dei diritti riconosciuti dalla normativa vigente in tema di trasparenza?

La foglia di fico

L’art. 19, utilizzato come foglia di fico da questa amministrazione per negare il libero accesso ai documenti amministrativi di procedimenti pubblici, deve essere letto per intero. Infatti, al comma 13, recita: “Tutta la documentazione afferente al procedimento, nonché i risultati delle consultazioni svolte, le informazioni raccolte, le osservazioni e i pareri sono tempestivamente pubblicati dall’autorità competente sul proprio sito web”. La parola magica è web. Non “richiesta di accesso agli atti cartacea”, procedura che comporterebbe dispendio di energia, tempo e soprattutto capacità da parte dei portatori di interesse per poter fare delle osservazioni.

Di fatto, le associazioni ambientaliste sono state zittite. Non vi sono contraddittori pubblici, e si ha la spiacevolissima impressione che l’interesse delle grandi aziende del marmo sul monte Bettogli venga ancora oggi protetto e tutelato dalle varie istituzioni.

Il Bettogli una discarica? Anche no

La trasparenza e la possibilità di contraddittorio possono esistere solo con il libero accesso ai procedimenti. e il Sindaco deve essere garante di tutto ciò. Se poi vi è un’amministrazione comunale che ha fatto della trasparenza e della partecipazione un vessillo, la responsabilità è doppia.
E ipotizzando ciò che sta per accadere, è da sottolineare quanto osservato dalle associazioni ambientaliste. Ovvero che non è possibile consentire un ripristino paesaggistico in zone vincolate ai sensi del Codice del Paesaggio, D.Lgs 42/2004, riportando al monte milioni e milioni di metri cubi di detrito.
Che il Bettogli diventi pure una discarica, anche no.

E per lo Stadio dei Marmi?

Interno Stadio Marmi

Quanto allo Stadio dei Marmi, le ultime disposizioni della Lega Pro parlano chiaro. Entro il 1 luglio la struttura dovrà essere ulteriormente adeguata per poter partecipare al campionato. Quindi, oltre ai 500mila euro già spesi – e oltre al mutuo appioppato al Comune a suo tempo per rifare il campo – bisognerà spendere altri soldi (della collettività, ndr).
Per questi nuovi requisiti infrastrutturali, la Lega Pro ha fatto presente che sarà possibile accedere a un fondo apposito per l’impiantistica sportiva. Conoscendo i tempi della macchina burocratica, tuttavia, non c’è da stupirsi se i soldi potrebbero dover essere anticipati da Piazza 2 Giugno. Anche se lo stadio non è l’unica struttura sportiva a Carrara che necessiti di interventi (ogni tanto va ricordato, ndr).

I nuovi “unti” del Signore

Proprio per la grande quantità di impianti bisognosi di lavori, il Comune ha dichiarato che in futuro si ricorrerà a soluzioni di paternariato pubblico/privato. Ma nel caso delle industrie del marmo, lo sanno anche i sassi che i baroni non fanno mai niente per niente.
Quanto potrebbe costare alla collettività questi piatti di lenticchie, come già definiti da qualcuno? Concessioni più lunghe, sgravi fiscali, o mantenimento dello status quo? Erich Lucchetti e le sue dichiarazioni la dicono lunga sulle intenzioni degli industriali.

Manca solo che dicano che il marmo viene da loro estratto per divina concessione, e siamo a posto.

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