Operazione “King”? Dalla Procura di Massa “fumo negli occhi”

anomalie e cooperazioni d'affari

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…. questo il seguito dell’articolo: Barattini e Braglia: minacce e silenzi

Attualità: Le vicende di Franchi & Co. e il cold case della quotazione in borsa.

A.F. & A.R.

È necessario partire proprio da qui per analizzare lo stato dell’arte. In passato, infatti, di queste faccende ne scrisse – a più riprese – ”Il Tirreno” attraverso Massimo Braglia. Tuttavia, in seguito alla forzata villeggiatura presso la direzione di Livorno, la penna del nostro valente capo redattore sembra essere diventata più una matita: correggibile (alla bisogna, ndr).

Ultima cena

A questo proposito, da qualche tempo su “Il Tirreno” si leggono solo notizie funzionali ad un sedicente comitato d’affari Apuano. In alternativa del gossip scadente, anche se non mancano mai i paginoni per aste giudiziarie e pubblicità varie. E soprattutto, non si legge più di “MARMO” in chiave inquirente o di approfondimento (come accadeva in questo vecchio articolo sempre attuale, ndr). Non si legge nemmeno di mafie, o quantomeno se ne da notizia in modo superficiale e senza troppe disamine.

I comportamenti conseguenti alle minacce dei big del marmo sono noti, e gli eventuali articoli funzionali alle esigenze del cliente (di turno) vengono di conseguenza. Non stupisce quindi che – nel polverone alzato dalla GdF – Braglia trovi l’ispirazione per scrivere riguardo a sedicenti responsabilità delle amministrazioni di Carrara e Massa (articolo qua riportato).
Dunque, con un colpo di reni (e uno sciopero di due giorni, ndr) si ha la sensazione che si sia cercato di spostare l’attenzione da “Il Tirreno” (e i loro coperti) per puntare il faro dell’opinione pubblica sulle amministrazioni cittadine passate e presenti.

Franco Barattini “il pettinatore”

Stupisce che “Il Tirreno” possa pensare di far fesso chi conosce questo mondo, quanto se non meglio di loro, a seguito di attacchi ricevuti. Specialmente per la complicità con cui ha trascurato di accennare alle minacce giunte alla redazione (oltre a quelle di Barattini ribadite pubblicamente, ndr) a favore di telecamere, e proiettate nel documentario presso il comune di Carrara da Assemblea Permanente Carrara (disponibile qua).

Il nostro capo redattore Cuor di Leone si smarca perciò, scrivendo alle amministrazioni un pubblico appello. Un testo peraltro condivisibile e popolare, confezionato in modo da risultare comunque critico (come un tempo, ndr) verso il potere, specie con questa uscita:

“UN CONSIGLIO AI COMUNI: GUARDATE QUELLE CARTE”

Quindi, alle amministrazioni comunali di Massa e di Carrara arriva un consiglio non richiesto:

…chiedano di poter costituirsi parti civili nel procedimento sul nero e sulla presunta turbativa d’asta, facendo accesso agli atti, almeno nella fase delle indagini preliminari in cui questo sarà possibile…”

Del resto, sarebbe dovere delle amministrazioni fare “chiarezza” in merito a queste vicende, da troppo tempo “opache e misteriose”.

Continua,

… E poi, perchéno, alcuni dati dell’inchiesta potrebbero essere molto utili in chiave tassazione….le amministrazioni avrebbero tutto l’interesse ad approfondire, e cioè il valore vero dei blocchi “king”, over the top. Ad oggi, per calcolare il cervellotico valore medio, si parte dall’assunto che il valore massimo di un blocco di statuario di prima scelta sia 3.400 euro circa, per Carrara; Calacatta, 3.150 euro; gli altri, dalla metà in giù. Su Massa, il valore più alto è il Bianco P di Cava Piastreta (2000 euro la ton.). Dopo vari calcoli e percentuali di quantità estratte, ne esce un valore medio, a Carrara, il massimo è per Cava Ruggetta (568,65 euro a ton.)… ”

M.Braglia

Perché queste affermazioni? Il “nostro” è forse al corrente degli intrighi di palazzo?

D’altronde molte le circostanze in cui si palesano dei conflitti d’interessi. Ad esempio fra l’assessore all’ambiente di Carrara Sarah Scaletti e il marito Paolo Righini, sindaco revisore della Marmi Carrara nel 2009. Oppure Paolo dello Iacono, fratello del più noto PM Alberto e cognato del magistrato Alessandra Conforti (anch’essa magistrato, ndr), in affari con Franchi & Rossi. O anche Giorgio Dell’Amico, sindaco supplente e anche socio di Righini. Tutti sotto il magico ombrello di Giulio Andreani, in questo caso presidente del collegio sindacale (!).

I suddetti, oltre a conoscersi bene, hanno al loro attivo altri affari importanti condotti e gestiti congiuntamente.
Braglia ne è al corrente?
Già, perché queste informazioni vengono direttamente dai suoi articoli.

Quel comitato d’affari di cui fanno parte alcuni dei personaggi appena accennati – ripetiamo, alcuni – sembra muoversi come una vera e propria associazione a delinquere. Ed è l’unica, tra l’altro, che cooperi veramente per mettere tutti d’accordo e non scontentare nessuno degli appartenenti.

Da sx Giulio Pegollo (pres. Coop. Canalgrande), Carlo Piccioli (pres. Coop. Lorano) e Anselmo Ricci (pres. Coop. Cavatori di Gioia)

A questo proposito, sono stati avvicinati pure i presidenti delle cooperative di cavatori – prima fra tutte Gioia, come si legge qua – ed i rappresentanti delle maggiori aziende private operanti nel settore marmo. Per quale motivo degli addetti ai lavori del settore, sono disposti a pagare QUATTRO VOLTE il fatturato di aziende che valgono meno di uno sul mercato? Cosa nascondono certe transazioni?

Come riportano i quotidiani locali:


È sull’aspetto economico legato alle due operazioni che hanno ridisegnato gli assetti del mondo del lapideo (entrambe curate dal tributarista Giulio Andreani) ma non solo, che si sono concentrati gli articoli di riviste on-line come Newsfood.com e TopLegal.it. Ma qual è la cosa che è stata evidenziata dagli esperti di finanza? Che i prezzi di trasferimento delle azioni entrati in gioco per la Marmi Carrara e la Vennai sono risultati superiori a quattro volte il volume di affari delle stesse aziende. Un multiplo assolutamente elevato, considerando che – come sottolineano gli esperti – normalmente, quando si parla di passaggi azionari in altre aziende non si arriva neppure a superare di una volta il volume di affari. Per Marmi Carrara e Vennai si è sborsato invece il quadruplo del volume di affari prodotto dalle aziende. Le cave vendute a peso d’oro – Ottanta milioni di euro. Prezzi di trasferimento altissimi. Tutto questo per comprare le cave (o meglio buona parte) di marmo di Carrara”.
E ancora:
Enrico Bogazzi che ha scelto deliberatamente di cedere il proprio pacchetto azionario a Franchi e Rossi, snobbando le avances di gruppi stranieri che si erano affacciati sull’uscio del colosso del lapideo nato dalle ceneri della Imeg. Quell’azienda, per intenderci che controlla quasi tutta la produzione di marmo che esce dalle cave apuane”.

Cava “Vennai” e “SAM IMEG” che fu di Enrico Bogazzi, altro nome del mondo di mezzo (visto il ruolo svolto in città, ndr) oggetto d’interesse per la Procura e ricollegabile al Paolo dello Iacono di cui sopra, che è AD della Porto Spa e – oggi – anche del fondo F2I.

Cosa si nasconde dietro queste operazioni?
Per conto di chi e con quali professionisti?
Riciclaggio?
La procura ne sa qualcosa o dovrebbe esserne al corrente, considerate le parentele e le amicizie di cui sopra?

Si è dato spazio alla figura di Masssimo Braglia ma – dopotutto – egli è solo una comparsa in questa storia. Torniamo dunque agli attori principali della vicenda: Franchi e Rossi (in coppia) e la Procura di Massa. Quest’ultima ha di certo delle gravi responsabilità dalle quali non sono scevre nemmeno le forze dell’ordine, dirette spesso da dei funzionari inefficienti o corrotti.

Ormai i coinvolgimenti delle alte sfere militari nelle vergogne italiane sono all’ordine del giorno, tanto che la fiducia dei cittadini ormai è aggrappata alla coscienza di chi legge queste righe. Oltre che ai militari preposti alle indagini ed ai procuratori con le mani libere (se ve ne sono rimasti, ndr).

Riguardo Franchi e “Il Fiorino” (Andrea Rossi, ndr) si è parlato di fatturazione al 50% nelle vendite di marmo e di mezzi con vani nascosti – abiti ed altro – per il trasporto di denaro contante. Evasione di cifre ragguardevoli, che vanno di pari passo con le vanterie dei suddetti (alla luce del sole, ndr) che dichiarano goliardicamente d’infischiarsene di accuse e chiacchiere. Male: non si sa per certo cosa potrebbe venire a galla. Del resto, i reati contestati sono molti tra cui turbativa d’asta e altri reati di natura tributaria.

Singolare che Erich Lucchetti non abbia preso posizione a riguardo difendendo anzi l’intero settore, con dichiarazioni tese a sottolineare la correttezza delle aziende rappresentate in Confimprese, e contro ogni manifesta evidenza.

Nessun monito, nessuna condanna o presa di distanza da comportamenti palesemente illegali?
Perché Lucchetti non ha stigmatizzato le minacce apertamente pronunciate da Franco Barattini?
Anch’egli è forse coinvolto nel “comitato d’affari” di cui sopra?
Del resto è membro di diversi CDA, con diverse cariche, congiuntamente a Franchi, Rossi e Barattini. Sarà un caso?

E a proposito di anomalie: l’episodio che vede Franchi malmenato a casa sua durante l’incursione in villa in via Roccatagliata resta ad oggi incerto e lacunoso nelle versioni dei fatti e delle circostanze, oltre che dal punto di vista investigativo (da li forse l’idea della quotazione in borsa dell’azienda? ndr).
Suggestivo che tra queste anomalie vi sia anche la SAM – già di proprietà di Franchi & Rossi e ancor prima quotata in borsa con il gruppo Ferruzzi – che conclamò la presenza di Cosa Nostra nelle cave, per la prima volta, agli inizi degli anni ’90. Guarda caso, proprio la stessa azienda.
Chi comanda nel mondo del marmo Apuano? Del resto, la mafia non sembra essere mai uscita veramente dalle cave. E i segnali non mancherebbero.

La Procura cosa ne pensa?

Seppur con il colletto bianco, crea sempre un certo turbamento dover scrivere di pezzi dello Stato deviati o corrotti, al pari delle peggiori mafie.
Tornando alla procura di Massa, ci si può domandare che analisi si possano tracciare senza cadere nel ridicolo. Esistono processi noti a tutti, discussi in tribunale e poi, per un motivo o per l’altro, finiti in una bolla di sapone. E come sempre, questi processi riguardavano questioni d’interesse collettivo: grandi evasioni, riciclaggio della criminalità organizzata, latitanti a spasso per Massa, ecc.
Le intercettazioni dell “operazione Drago” sono la cartina tornasole del radicamento delle mafie in terra Apuana. Poi ci sono gli appalti pubblici, la gestione del territorio, le grandi opere: Strada dei Marmi e Water Front del porto di Marina di Carrara. Fiumi di soldi.

Stendiamo poi un velo pietoso sui procedimenti a carico dei politici locali. Uno su tutti, “l’affaire Barumba” e Fossa Maestra, per cui l’allora Procuratore Capo di Massa Aldo Giubilaro finì pure sotto inchiesta del CSM.
Curioso che il presidente del collegio – al CSM – fosse proprio quel Luca Palamara noto alle cronache per aver tentato di gestire le nomine dei procuratori dalle stanze di albergo insieme al più noto (nella procura di Massa, ndr) Cosimo Ferri, sottosegretario alla giustizia nel governo Renzi-Gentiloni, e Luca Lotti, ministro dello sport degli stessi governi.

A questo punto, vien da domandarsi se il procuratore capo di Massa Carrara sarà nominato dalla fondazione Marmo… O direttamente dalla Marmi Carrara.

Le interdittive emanate verso Franchi e Rossi e revocate una settimana dopo dal tribunale del riesame, sono state ponderate?
L’operazione “King” – sbattuta in prima pagina sui quotidiani – ha generato un procedimento per gravi reati tributari a carico dei suddetti, e desta meraviglia per la rapidità con cui è stato revocato.
Esito scontato, direte voi, visti i nomi coinvolti. Meno scontati però sono i motivi per cui il procedimento arriva mentre istituti di credito, advisors e soggetti terzi decidono di tirarsi indietro dagli incarichi a un passo dalla quotazione in borsa della società di Franchi.
Il caso vuole che ciò accada mentre il mondo del marmo finisce sotto i riflettori di tutto il mondo, insieme alle sue ombre. E stavolta non grazie a Michelangelo ma allo scempio ambientale protratto nei decenni, e nonostante le decine di denunce e segnalazioni rivolte alla procura di Massa (e non solo, ndr).

I marmaioli sono sotto i riflettori per l’ingordigia e la prepotenza con cui affrontano i loro contestatori (e la legislazione in materia). Ecce dunque Barattini, deciso a passare sopra ogni cadavere. Ed insieme a lui, soggetti più raffinati che mettono in atto ritorsioni e minacce di altro livello, ma di pari ferocia.
Gente conosciuta tranne che dalla Procura di Massa che – ogni volta – inscena un sistematico teatrino dove tutti sembrano avere una parte in commedia. Chi evade finisce in tribunale, la procura esegue il processo, le forze dell’ordine si adoperano (apparentemente) nelle indagini e producono (volendo) anche dei risultati, ma la Procura sistematicamente archivia, sospende, o passa in prescrizione.
I politici tacciono, mentre la stampa ha il suo titolo ad effetto: “BIG DEL MARMO INDAGATI PER EVASIONE”. E il popolo bue è soddisfatto, o almeno qualcuno di questi tenderà a immaginarlo.

Invece no. Ci si domanda se le minacce di costoro inghiottano anche procuratori e magistrati, o se vi è proprio una connivenza tra le parti in commedia. Il gioco è davvero ben orchestrato: creare una scappatoia da dove tutti sembrano coinvolti il giusto, per non arrivare a nessun risultato e mantenere lo status quo ante.
Dopo mesi dall’uscita di scena del procuratore capo di Massa Carrara, ci poniamo un’ultima domanda: è la Procura che si è allineata al sistema “Aldo Giubilaro” o, forse, fu Giubilaro che si allineò a suo tempo al sistema “Procura di Massa”?

Continua…

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