MARMO IN BORSA: ANELLO TRA ANDREANI, FRANCHI E MAFIA?

Consapevoli che le istituzioni garantiste non interferiranno in queste vicende, sottoponiamo all'attenzione pubblica le nostre preoccupazioni a riguardo.

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Salvatore Buscemi
Salvatore Buscemi

Prima di parlare di oggi e dell’intenzione delle aziende del marmo di quotarsi in borsa, è bene raccontare la storia di certe aziende. Dritti al sodo.
Nel 1982 Raul Gardini fa entrare nella sua “Calcestruzzi” Cosa nostra attraverso Antonino e Salvatore Buscemi – legati direttamente a Totò Riina – tracciandone il futuro fino ai tempi recenti, come si può leggere qui.

Raul Gardini
Raul Gardini
Lorenzo Panzavolta
Lorenzo Panzavolta

Nel 1987 La Calcestruzzi – già capofila nel Gruppo Ferruzzi di Serafino Ferruzzi, suocero di Gardini – si trova davanti “l’offerta”. Proviene da un socio del Ferruzzi, Lorenzo Panzavolta detto “il Panzer” (ex comandante partigiano, presidente delle coop di Ravenna, presidente della Calcestruzzi, eccetera).
Questi consiglia di acquisire la Sam e la Imeg (all’epoca di Eni, ndr) in cambio di una bella tangente a politici vari e segreterie di partito (Pci-Pds). La Sam e la Imeg detenevano il controllo di 2/3 dei bacini marmiferi e della lavorazione dei marmi nei depositi e laboratori di Carrara.

Viene da chiedersi cosa se ne facesse Eni e a cosa contribuiva. Ovviamente la tangente di quasi 2 miliardi di lire data durante l’acquisizione garantiva un prezzo d’acquisto di favore e una serie di appalti pubblici in Sicilia. E il primo di questi era quello legato alla desolfazione e smaltimento dei rifiuti delle vecchie centrali Enel, un appalto da 3.000 miliardi di lire “vinto” appunto dal Gardini. In questa operazione era indispensabile il granulato di marmo.

Verso la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 (e chissà poi se abbiano mai smesso, ndr) era prassi consolidata da parte della Criminalità organizzata l’affondare e/o gestire il carico delle famose navi dei veleni. È noto che queste navi spesso transitavano, attraccavano, caricavano e/o scaricavano presso il porto di Carrara e di La Spezia.

Alessio Gozzani
Alessio Gozzani

Cosa caricavano? Sicuramente granulato di marmo (che tra le altre qualità può schermare le radiazioni di rifiuti nucleari e tossici, ndr). Magari anche altri generi di rifiuti. Cosa scaricavano? Nulla di buono, se si tiene presente che gli stessi maghi del rifiuto erano anche soci della Calcestruzzi. Tanto che Buscemi aveva messo suo cognato Girolamo Cimino a gestire le cave.
A quest’ultimo – per il suo modo di fare – viene dato del terrone in pubblico da parte di Alessio Gozzani, un imprenditore carrarino che non chinava la testa. Poco dopo Gozzani viene assassinato.

Augusto Lama
Augusto Lama
Claudio Martelli
Claudio Martelli

Il procuratore Augusto Lama avvia le indagini ma viene letteralmente stoppato dal ministro Claudio Martelli (PSI). Non solo: subisce pure un provvedimento disciplinare per aver insinuato che il gruppo Ferruzzi fosse in odore di mafia.

 

Presunta mappa delle "navi dei veleni" affondate
Presunta mappa delle “navi dei veleni” affondate

Nel frattempo, a Carrara avviene l’omicidio Dazzi. Per mano di qualcuno molto attrezzato e che aveva grassi affari negli anni ’90 proprio a Carrara. E questi affari – guarda caso – sembrano seguire le stesse rotte delle Navi dei veleni. Per qualche anno l’affondare le navi, l’usare il granulato di marmo per scopi aberranti, l’avvelenare la nostra terra – oltre al nostro tessuto economico, sociale e politico – è proseguita senza alcuna presa di posizione da parte delle istituzioni. E come avrebbero potuto, del resto? Erano complici, come si scoprì in futuro.

Strage di Capaci
La strage di Capaci
Di Pietro interroga Craxi
Di Pietro interroga Craxi

E con questi assetti si è proseguito fino agli eventi del 1992. Tutti ricordiamo l’epilogo della strategia della tensione messa in atto da Cosa nostra.
E anche su Capaci sembrerebbe che ci sia la partecipazione di Carrara – legata alle provenienze dell’esplosivo utilizzato – ma questa è ancora un’altra storia.
Tenendo l’attenzione sull’evolversi dei fatti, si arriva al processo Mani Pulite. Raul Gardini viene prima indagato per le tangenti nella vicenda Enimont e poi “viene suicidato” proprio mentre stava per rivelare a Antonio Di Pietro i destinatari delle tangenti.

Lorenzo Panzavolta
Lorenzo Panzavolta

Nel 1994 il Panzer Lorenzo Panzavolta viene accusato dalla Procura di Massa per evasione nella cessione della Sam-Imeg a due società: la “Viadana Padana” a La Spezia dell’israeliano David Fischer e la societa carrarese “Querciola” di Cesare Petacchi.
Nel 1997 Fischer rileverà le quote di quest’ultima assieme alla Cassa di Risparmio di Lucca (come potrebbero mancare le banche a questi tavoli?, ndr).

Ingresso della IMEG
Ingresso della IMEG

Nel 1998 la fallita Sam-Imeg finisce nelle mani di vari personaggi noti, tra cui spicca Enrico Bogazzi. Vale la pena ricordare che l’armatore sia noto come il pilastro del commercio nei porti citati sopra di La Spezia e Carrara. Coincidenze, forse.

Da lì a poco si succedono varie frammentazioni azionarie e passaggi di testimone quantomeno sospetti. Alcuni di questi effettuati con plusvalenze fuori da ogni logica di mercato, fino a 4 volte il valore stesso della società.

Avvicinandoci ai giorni nostri, nel 2009 Bogazzi cede le sue quote (diversificando altrove i suoi investimenti) ai big del lapideo Franchi e Rossi. I quali nel 2014 vendono il 50% delle quote della Marmi Carrara (nata dalle ceneri della Sam-Imeg, ndrnientepopodimeno che al principe Bakr Bin Laden.
Cui prodest? E perché? Ma soprattutto, perché nessun altro magnate del marmo ha avanzato almeno una proposta? Dopotutto si parla di una quota che comprende il controllo di 1/3 dei bacini marmiferi di Carrara, tra l’altro i migliori. Alla fine chiedevano “solo” 45 milioni di €, che sono ed erano nelle disponibilità di molti in città e al monte.

Prendendo atto che da queste parti “la mafia non esiste” e “fatti gli affari tuoi” sembrano essere un’arma vincente verso la paura di comprendere fino in fondo cosa vogliano sottolineare i dati sopraelencati, è doveroso fare alcune considerazioni generali.

Totò Riina
Totò Riina

Anzitutto, sembrerebbe che questa storia di intrecci tra mafia, servizi, massoneria, parti di magistratura, imprenditoriapolitica a tutti i livelli non sia mai stata interrotta. Anzi è stato permesso loro di consolidarsi e irrobustirsi, insediando sul territorio dei veri e propri presidi in mano alla criminalità organizzata. Che non si può neppure chiamare semplicemente mafia perché è diventato un vero e proprio comitato d’affari. Una lobby, per intenderci.

E in questo calderone di pezzenti dell’illecito, la mafia è solo uno degli oscuri attori della storia. La Fondazione Caponnetto – tra le molte attività svolte sul territorio – ha presentato un report nel 2014. Questo descriveva non il “rischio” di infiltrazione bensì il consolidato insediamento di almeno 14 famiglie criminali, distribuite per “competenza”. E da bravi fratelli tra mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita, tutti uniti appassionatamente ai piedi delle Apuane, a Carrara.

Federico Manotti
Federico Manotti

Il tutto è confermato e ben descritto attraverso le molte operazioni condotte a riguardo dal Procuratore Federico Manotti. Compresa ovviamente l’operazione Drago la cui notizia è fresca di giornata e che si può leggere qui.
A tal proposito va sottolineato come la testata locale “Inchiostro Scomodo” avesse già segnalato la presenza di alcuni clan diversi anni fa, tracciando un quadro che oggi si rivela preciso e preoccupante. Qui si può leggere l’articolo.

Il nostro Comune è una delle principali lavatrici di soldi sporchi della criminalità organizzata.
Traffico di armi, di rifiuti, di scorie tossiche, di granulati di marmo. Oltre alle attività di riciclaggio ad alto livello, al pari di istituti di credito e multinazionali.
Questo è l’ordine di grandezza – in negativo – di cui si sta parlando.

Un sistema corrotto, per sopravvivere, ha bisogno di essere alimentato. E che a Massa Carrara sussistano le condizioni per attirare l’attenzione dei soggetti criminali in oggetto, non è una novità per nessuno.
Una forte disoccupazione, un territorio martoriato (anche a livello culturale, ndr) e la presenza di porti e approdi sicuri su crocevia strategici. Una politica locale compiacente dietro comandi dall’alto (finora dal PSI e vedremo come si comporteranno i nuovi, ndr) con attività economiche ed industriali capaci di muovere un sacco di soldi (come cave o cantieri navali, ndr). Per non parlare della realizzazione di grandi opere o dei frantoi di inerti e granulati di marmo, o delle discariche urbane.

Andrea Rossi
Andrea Rossi
Alberto Franchi
Alberto Franchi

Qualcuno si chiederà cosa c’entrino Franchi e Rossi con questi discorsi. Se non basta il fatto che siano stati fra i testimoni di un periodo buio che ha investito tutt’Italia, basta avvicinarci ai fatti recenti.
Alla fine del 2017 il principe Bin Laden e quasi tutta la sua famiglia vengono arrestati nel loro Paese per corruzione.
Sui giornali, da parte dei soci carrarini, si legge “…State tranquilli, abbiamo sentito i nostri soci Arabi e va tutto bene…“.

Succede però che qualche mese dopo Franchi rimanga vittima – assieme alla sua famiglia – di un intrusione in villa, apparentemente a scopo di furto. Le dichiarazioni pubbliche a riguardo suggeriscono tuttavia che sia successo quantomeno qualcosa di strano: Franchi dice di essere stato pestato perché non ricordava il codice della cassaforte, mentre qualcuno veniva mandato in auto a prendere uno zainetto coi soldi. Sembra anche che venga sparato un colpo. E Sempre Franchi, sui quotidiani, richiede addirittura l’esercito.

Giulio Andreani
Giulio Andreani

Forse che Franchi si sia reso conto di non aver fatto un ottimo affare a mettersi d’accordo con la ‘Ndrangheta (o chi per essa, ndr) tramite il contatto comune “Il Fiorino“, creando dietro la guida di Giulio Andreani una società con sede a Malta a nome dei Bin Laden (presumibilmente come prestanome, ndr) con l’unico scopo di ripulire tutti i soldi della stessa attività criminale organizzata?
Con l’arresto del principe Bin Laden si deve essere rotto qualcosa, e magari qualcuno ha chiesto conto del proprio investimento.

Nei canaloni di marmo bianco si mormora che vi siano stati alcuni milioni di Euro in quel famoso zainetto di cui sopra. E che probabilmente gli intrusi, che lui conosceva bene, sapevano che quello era giorno di trasferimenti contanti. O magari sarà stato un caso.

Certa gente una soluzione la trova sempre e anche per Franchi – evidentemente e da quel giorno – dev’essere tornata la pace. Tanto da mettersi ancora in ballo con la sua vecchia Sam-Imeg, e arrivare finalmente ad oggi che si parla di due aziende del marmo che hanno deciso di entrare in borsa.
Chi saranno mai? Franchi ha i tentacoli quasi ovunque nelle cave: che sia un’operazione di copertura per scompigliare ancora le carte sul tavolo e continuare così a riciclare? E ciò potrebbe avvenire spacchettando le azioni, così da renderle non più nominali (e tracciabili).

Attenti, cari marmivori meno big: se cascate anche in questa fregatura, non ne uscirete più. Anche se, a pensarci bene, vi hanno già messo tutti con l’anello al naso ai loro piedi. Basti pensare che il detrito è in mano alla criminalità e chissà quante cave: ancora oggi abbiamo in giro i Muto, i Carullo e molti altri. E voi zitti a subirli, ovviamente.
La lavorazione del marmo ormai è un monopolio dei soliti noti, e mentre provavate ad imitare i Grandi Lozzi avete contribuito a lasciare Carrara con una disoccupazione record in italia e con cimiteri pieni di morti dalla spazzatura di ogni tipo, infilata e sotterrata in ogni dove.

In conclusione, questa operazione di entrare in borsa non lascia presagire nulla di buono. Consapevoli che le istituzioni garantiste non interferiranno in queste vicende, si sottopongono all’attenzione pubblica le forti preoccupazioni di Carrara Assemblea Permanente a riguardo, la maggiore delle quali nasce da una candida e semplice domanda.

Se questi hanno sempre fatto affari d’oro tanto da insediarsi e divenire parte della nostra comunità fino a contagiarla, se è vero che non sono cambiate le condizioni di investimento delle mafie almeno negli ultimi 40 anni, se non risultano agli atti della cronaca operazioni dove queste bande siano state sgominate alla radice, perché mai dovrebbero essersene andati via da soli?

E l’ultimo pensiero non può che andare a quel manipolo di idioti che sono andati dal Prefetto perché secondo loro nel nostro territorio “la mafia non esiste”. Sbugiardati prima dai vertici antimafia tenuti pochi giorni dopo nella stessa Prefettura, e oggi dalle notizie riguardo l’operazione Drago.
E guarda caso, provenienti da quelle formazioni politiche che – in questi decenni – hanno fatto il gioco delle tre scimmie mentre comitati d’affari e criminalità organizzata maciullavano la provincia di Massa Carrara in ogni suo aspetto, dall’economia al sociale.

Ora più che mai, la città anzitutto e le istituzioni locali devono tirare fuori il coraggio per riprendersi il proprio territorio e cominciare a ripulirlo. Perché non è nostro: lo abbiamo in prestito.

 

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