TONELLI A GIUDIZIO, IL PERCHÉ DI UN PROCESSO IMPORTANTE

Oggi l'udienza che vede imputato l'ex dirigente al marmo Marco Tonelli. Sullo sfondo, una relazione sullo stato del torrente Carrione ignorata da 13 anni.

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Marco Tonelli

Questa mattina alle ore 12 circa si terrà – presso la sede distaccata del Tribunale di Massa a San Martino – l’udienza che vede a imputato l’ex city manager e dirigente al marmo Marco Tonelli, accusato di offese e lesioni ai danni di Guido Palmerio.

Qualcuno sogghignerà: niente di nuovo. Ormai la politica “de noantri” ci ha ampiamente abituato a passaggi attraverso le aule giudiziarie (anche se perlopiù indolori o inconcludenti, ndr).

E invece questo dibattimento avrà rilevanza, e per due importanti aspetti.

Un momento del consiglio comunale del 6 novembre 2014

Il primo riguarda il fatto stesso, che risale al 6 novembre 2014. È in quel giorno che viene riunito il Consiglio Comunale in seduta straordinaria. Il giorno prima c’è stata l’alluvione, e in tv scorrono le immagini dell’argine di polistirolo distrutto. Centinaia di persone, stivali pieni di fango e tensione che si taglia col coltello. Fra gli interventi del pubblico spicca quello di Palmerio, e la sua è una semplice domanda. Poiché esiste una relazione dei CTU del 2004 del tribunale di Massa (ad opera del geologo Alfonso Bellini e dell’ingegnere Pietro Misurale e di cui si parla qui, ndr) in cui sono elencati 95 punti critici su cui intervenire per la messa in sicurezza del Carrione, cosa stavano aspettando?
E soprattutto, come mai non era mai stato fatto nulla finora?
Palmerio rivolge la domanda al Sindaco Angelo Zubbani, che tace. Silenzio anche dall’allora vicesindaco Andrea Vannucci (attuale candidato sindaco indipendente, ndr) e da Marco Tonelli, che si allontana dalla sala consiliare. Palmerio esce anch’egli dall’aula insieme ad altre due persone, ma appena sotto il Comune viene avvicinato da Tonelli. Questi prima lo insulta e poi lo strattona afferrandolo al collo, prima di rintanarsi di corsa in Comune. Il tutto, va ricordato, davanti a diversi testimoni.
A Palmerio non resta che agire per vie legali e costituirsi parte civile. Viene dapprima tentata una conciliazione, con la richiesta di 5000 euro da devolvere all’Assemblea Permanente. Non solo: una dichiarazione pubblica dove il Tonelli avrebbe dovuto spiegare sia l’accaduto che la relazione del CTU ignorata. Tonelli rifiuta, verosimilmente per evitare l’onere di illustrare all’opinione pubblica una situazione non proprio rosea, specialmente per quanto riguarda il Carrione.
Di conseguenza, si è arrivati all’udienza di oggi.

Il secondo aspetto riguarda il dibattimento di oggi. Verrà infatti evidenziata proprio la relazione del CTU, con l’auspicio che essa venga acquisita agli atti. Se così fosse, Tonelli dovrà necessariamente rispondere di tutto questo. Ma soprattutto, l’amministrazione dovrà eseguire immediatamente gli opportuni lavori di messa in sicurezza indicati nella relazione. Ricordiamolo ancora: questo studio è stato totalmente ignorato per 13 anni. E il fatto che esso sia nato all’indomani della tragica alluvione del 23 settembre 2003 e sia rimasto chiuso nel cassetto attraversandone altre tre – 11 novembre 2012, 28 novembre 2012 e 5 novembre 2014 – non può che far storcere il naso.

Se Tonelli sapeva della relazione, perché ha taciuto di fronte alla domanda?
cosa contiene questa relazione, da scatenare la reazione sconsiderata del Tonelli stesso?

Un piccolo particolare: il procedimento penale ha già sofferto di ben due errori di notifica, una cosa insolita nella seppur farraginosa macchina burocratica della giustizia italiana. Forse che ci sia qualcosa – o qualcuno – che abbia già deciso che tutto questo si incammini nel sentiero sicuro della prescrizione?
L’ex dirigente Tonelli, di fronte all’intera faccenda, ha sempre risposto con un “no comment”.

Fino a quando gli sarà concesso di tacere?

 

 

Commenti

1 COMMENTO

  1. […] Tornando al Bettogli, Gemignani & Vanelli vogliono quel monte, tutto. Vogliono quello statuario che vale migliaia di euro la tonnellata, e chissenefrega se per avere quel marmo debba sparire un profilo montano.La nuova amministrazione – seppure accusata da queste pagine di essere fin troppo garantista verso i baroni del marmo – non ne vuole sapere, e a maggior ragione. Sempre più studi certificano che l’escavazione del marmo intacchi irrimediabilmente il carsismo presente nelle Alpi Apuane, inquinando le acque che confluiscono negli acquedotti.Per non parlare dei rischi idrogeologici, certificati da una CTU del Tribunale di Massa fin dal 2004. […]

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