“Sul Carrione usavamo un escavatore troppo grosso”

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Crollo PalazzinaCARRARA. Crollo della palazzina in via Carriona: sul banco dei testimoni uno degli operai della ditta Abc che, nel settembre del 2010 (dal 21 al 28 per la precisione) doveva occuparsi della bonifica bellica prima della messa in sicurezza del torrente. Bonifica che non fu portata a termine perché mancavano i mezzi adeguati per rimuovere i detriti (“pezzi di cemento armato ma anche di fognature”) che dovevano essere rimossi per creare le piste in cui effettuare i rilievi. E per la quel, stando a quanto dichiarato in aula dal dipendente di Abc, venne utilizzato un mezzo fuori misura “troppo grosso”.

«Usavamo un escavatore di 210 quintali, largo due metri- ha spiegato al giudice Fabrizio Garofalo – C’erano problemi di manovra, in alcuni punti toccavamo le sponde, in altri la cabina passava a malapena. Io avrei scelto un mezzo più piccolo, da 140 quintali, esposi il problema, ma il sopralluogo lo fece il direttore tecnico Fredducci». E l’operaio della Abc ha aggiunto: «Non abbiamo finito la bonifica, e abbiamo consegnato i documenti all’azienda, in Comune a Carrara non avevamo trovato nessuno».
Sul banco dei testimoni si è seduto poi l’ingegner Antonio Baldini, titolare dell’impresa Baldini Srl che, nel 2010 aveva formato una associazione temporanea di impresa con la Cosipi srl di Milano: «Per occuparci, su incarico della Coestra stessa – ha ricordato Baldini – del monitoraggio degli edifici prospicenti al Carrione». «Facemmo un sopralluogo e uno screening completo (i testimoniali di stato) che comprendeva quattro classi di rischio, che vennero poi vidimate dal Politecnico di Milano».

Da quelle schede emerse, ha ricordato l’ingegenr Baldini, che l’edificio più a rischio era quello poi crollato, e nel quale erano stati utilizzati fessurimetri e inclinometri per monitorarlo costantemente: anche il giorno prima del crollo.

La vicenda. Il disastro, lo ricordiamo era avvenuto il 2 novembre 2010. Una palazzina, in via Carriona, cuore del centro storico, si era letteralmente sbriciolata.

Sul banco degli imputati con l’accusa di crollo e disastro colposo erano finiti 5 tra professionisti e tecnici comunali illustri: si tratta degli ingegneri Pietro Orsini e Nicola Festa, direttori dei lavori di risagomazione dell’alveo del torrente Carrione nel centro storico; l’ingegner Sergio Alteri dirigente dell’ufficio Opere pubbliche del Comune e responsabile unico del procedimento relativo ai lavori, Gianluca Dei direttore dei lavori della ditta Coestra, aggiudicataria dell’appalto per la risistemazione dell’alveo del Carrione, e Paolo Fredducci, responsabile tecnico della ditta Abc , incaricata di eseguire lavori di bonifica bellica nel fiume.

Il processo. Il giudice Garofalo ha già fissato le due prossime udienze del maxi processo: sabato 24 gennaio e il prossimo 14 febbraio.

Leggi l’articolo: Il Tirreno

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