Scandalo tassa marmi troppo bassa: a giorni le richieste di rinvio a giudizio

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giubilaro 02Accelerata della procura sull’inchiesta della tassa marmi che secondo le accuse il Comune avrebbe applicato in misura inferiore alle normative di legge. La tariffa sarebbe stata applicata su un valore di mercato da 46 euro a 250 euro a tonnellate quando il reale valore del marmo oscillava tra 350 euro a oltre 3.000 euro a tonnellata. Quindi meno di un decimo. Il procuratore Aldo Giubilaro sta esaminando gli ultimi dettagli e nei prossimi giorni chiederà il rinvio a giudizio che potrebbe interessare o la totalità degli indagati oppure una parte di loro visto che l’impianto accusatorio emerso lo scorso maggio quando è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini era piuttosto delineato.

Nessun rallentamento dunque dell’inchiesta ma solo la necessità di valutare tutte le varie posizioni degli indagati vista la gran mole di documenti che il procuratore si è visto costretto ad approfondire in un settore tra l’altro con molte complessità. Secondo gli investigatori della guardia di finanza che hanno svolto le indagini sotto la direzione del procuratore Giubilaro, mancherebbero svariate decine di milioni, negli ultimi 5 anni alle casse comunali. Indagati per abuso d’ufficio il sindaco Angelo Zubbani, la giunta, due dirigenti e quattro rappresentanti delle associazioni degli imprenditori delle cave che firmarono l’accordo sulle tariffe il 29 luglio 2009. Quindici le persone indagate per abuso d’ufficio e che erano state raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini. E che rischiano di pagare un conto salato perchè la procura ha trasmesso una informativa alla corte dei conti di Firenze.

Gli indagati potrebbero pagare di tasca propria quanto non versato dagli industriali. L’accordo sottoscritto con le categorie, secondo la procura avrebbe procurato un ingiusto vantaggio agli imprenditori e il correlativo ingiusto danno subito dal Comune di Carrara. Nel mirino della procura il sindaco Angelo Zubbani, il vice sindaco Andrea Vannucci, gli attuali assessori Giuseppina Andreazzoli, Dante Benedini, Massimiliano Bernardi, Giovanna Bernardini, tre ex assessori Andrea Zanetti, Giovanni Nannini e Roberto Dell’Amico, due dirigenti comunali, Marco Tonelli con delega al marmo e Stefano Pennacchi del settore finanze e i rappresentanti delle associazioni degli imprenditori Chiara Grassi (Legacoop), Massimo Maggiani (Api, piccole imprese), Gianfranco Oligeri (Confartigianato) e Antonio Chiappini (Cna). La procura avrebbe messo sotto la lente di ingrandimento l’accordo del 2009 che non era stato firmato dall’Associazione degli industriali che non è perciò sfiorata dall’indagine.

LA PROCURA sulla tassa marmi contesta la violazione della legge regionale del 1998 che regolamenta il settore di cave, torbiere, miniere e il recupero di aree escavate e riutilizzo di residui. Per l’estrazione dei materiali per uso industriale, per costruzioni e per opere civili (i detriti del marmo in pratica) il titolare dell’autorizzazione deve versare al Comune un contributo rapportato alla quantità e qualità dei materiali estratti in applicazione degli importi unitari stabiliti dalla giunta regionale nel limite massimo del 10% del valore medio di mercato della relativa categoria di materiali. Stesso discorso per i blocchi che devono versare al Comune un importo nel limite massimo del 5% del valore di vendita del materiale. Secondo la procura il Comune non avrebbe fissato i giusti parametri per applicare la tariffa che sarebbe stata, in media, inferiore fino a un decimo rispetto al dovuto.

La magistratura ha analizzato i fatturati delle varie aziende del marmo e ha ricavato il valore effettivo di mercato dei blocchi estratti e che è ben superiore a quello sancito dallaccordo tra il Comune e le associazioni degli imprenditori. Un comportamento da parte dei politici che avrebbe causato un consistente danno alle casse di palazzo civico a vantaggio degli imprenditori delle cave. Secondo una tesi difensiva, l’accordo sul marmo comprendeva anche la rinuncia delle aziende ai ricorsi sulla vecchia tassa marmi abolita dalla Corte Europea nel 2004 con in ballo quasi una ventina di milioni e introiti anche da parte dei beni estimati. Senza quell’accordo, si sostiene, il Comune avrebbe rischiato il default andando incontro a sentenze di condanna inevitabili sui rimborsi.

Leggi l’articolo: La Nazione

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