Riassetto dirigenziale in Provincia: Michela torna al suo posto

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palazzo ducale massa«Un riassetto che punta a rendere più funzionale i servizi e che non ha nulla a che vedere con le vicende giudiziarie relative ai lavori sul torrente Carrione»: il presidente della Provincia di Massa-Carrara spiega così le ragioni che lo hanno spinto a rimettere mano ai ruoli dirigenziali del suo ente.

E’ la seconda volta nel giro di due mesi: il primo “rimpasto” era stato deciso a fine novembre, con l’inversione dei ruoli tra Gianluca Barbieri fino ad allora responsabile della Protezione Civile e Stefano Michela, dirigente del settore Lavori Pubblici, finito nel mirino delle polemiche per il crollo dell’argine del Carrione ma, all’epoca del rimpasto non ancora formalmente indagato.

«Un provvedimento per il bene della Provincia» aveva spiegato allora il presidente Buffoni che oggi, sempre nell’ottica di migliorare l’ente, torna a mescolare le carte. E, come nel Gioco dell’Oca, l’effetto più evidente di questo nuovo avvicendamento è quello di far tornare tutti, o quasi, ai ruoli di partenza: Gianluca Barbieri e Stefano Michela tornano a scambiarsi gli uffici, con il primo che riassume la guida del settore Pianificazione rurale e forestale, protezione civile e Trasporto pubblico Locale e il secondo che riprende il comando del settore Lavori Pubblici. Alessandra Malagoli, che a fine novembre era stata dispiegata in supporto di Barbieri ai Lavori Pubblici, assumerà invece le redini del settore Ambiente, accorpato a quello per la Difesa del Territorio. «E’ un accorpamento natura perché si tratta di due settori che hanno molti punti di contatto, anzi avremmo dovuto farlo prima» ha spiegato il presidente Buffoni.

Quanto poi al peso delle ultime indagini della Procura della Repubblica sul Carrione, e ai sigilli scattati sugli argini realizzati sempre dalla Provincia nella zona di Nazzano, Buffoni è netto: «Escludo che abbiano condizionato in alcun modo queste scelte. Non mi permetterei mai di prendere decisioni sulla base delle inchieste giudiziarie, soprattutto se non ci sono condanne definitive».

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