Politeama: rischio di crollo da un momento all’altro

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carrara politeama«A RISCHIO crollo anche l’ala di via Mazzini». Il Politeama potrebbe sbriciolarsi su se stesso da un momento all’altro.
A dare il nuovo inquietante allarme è l’ingegner Bernardino Chiaia, ordinario di Scienza delle costruzioni al Politecnico di Torino, il perito nominato dal pubblico ministero nel pasticciaccio del crollo colposo del Politeama Verdi. Ieri mattina in tribunale la deposizione del tecnico che apertamente ha lanciato il nuovo preoccupante allarme.
Quando l’avvocato della Caprice, Alessio Menconi, gli ha chiesto se si potesse escludere un eventuale crollo in via Mazzini l’ingegnere non ha avuto dubbi: «Non mi sento di escludere alcun pericolo in via Mazzini».
Un’altra udienza choc ieri in Tribunale nel processo fiume sul Politeama Verdi che vede dietro il banco degli imputati quindici tra ex amministratori, politici, professionisti e proprietari: per il crollo avvenuto nel giugno del 2008 finirono a giudizio in cinque, due dirigenti del Comune, Claudio Baccicalupi e Cesare Marchetti e tre soci della società proprietaria dell’immobile, Ugo TolainiMaria Teresa Tongiani e Nella Pasquini che devono rispondere di crollo colposo e inosservanza della normativa in materia di idoneità statica e sismica. Per il secondo crollo altri dieci imputati: Silvestro Telara, architetto progettista nella sopraelevazione della parte centrale, Laura Tuffarini della “vecchia Caprice” che commissionò la sopraelevazione; Fabio Telara, progettista della sopraelevazione; i membri delle ex commissioni edilizia del Comune Franco Bedini, Romano Caffaz, Giuseppe Fruzzetti, Giancarlo Cacciatori, Paolo Bugliani e Sergio Altieri e l’ ex assessore all’urbanistica, Paolo Cattani.
Nel corso dell’udienza il perito ha poi illustrato le cause del crollo che a suo dire sarebbero avvenute per le spinte orizzontali del tutto trascurate dopo il cedimento delle colonne avvenuto nel giugno del 2008.
Dichiarazioni che potrebbero aprire un ulteriore fronte di responsabilità su chi avrebbe dovuto evitare e intervenire.
In sostanza secondo Chiaia il crollo del 2011, che vide cadere tre piani dell’ala che si affaccia su via Roma, poteva essere evitato con un accurato monitoraggio delle spinte orizzontali. Esso sarebbe stato provocato dalla tensione provocata sulle spinte verticali dalle catene che tengono legate le varie volte.
Dopo il cedimento delle colonne del foyer i puntelli e il cerchiaggio hanno garantito la sicurezza dalle spinte verticali ossia che il crollo non avvenisse per schiacciamenti, tuttavia non sarebbero stati sufficienti ad assicurare le spinte orizzontali.
«Andava fatta – ha spiegato l’ingegner Chiaia – una valutazione statica e un monitoraggio sia delle spinte verticali che di quelle orizzontali».
Invece è stata fatta la sola puntellatura, peraltro parziale, che ha influito sulle spinte orizzontali delle volte che alla fine hanno ceduto facendo crollare i pilastri che si sono tirati dietro il solaio».
Intanto nell’udienza di ieri è stato notificato il ritiro da parte di Barbara Volpi della costituzione di parte civile nei confronti della Caprice.
Le prossime udienze saranno il 15 e il 22 maggio con la deposizione dell’altro tecnico della Procura, l’ingegner Morello Morelli.(Fonte “La Nazione” di sabato 17 gennaio 2015)

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