Il Carrione ora è alla sbarra

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carrione sbarraCARRARA. Tutto il Carrione è potenzialmente pericoloso. Tutto il Carrione alla sbarra.

Sull’intero argine del fiume è scattato il sequestro messo in atto dai vigili del fuoco e dai carabinieri su disposizione della Procura che ha aperto una nuova indagine, la terza, sui lavori eseguiti sull’asse del fiume principale della città. Adesso il procuratore capo Aldo Giubilaro vuole vederci chiaro. E capire se gli accertamenti, scrupolosi dei vigili del fuoco, possono prospettare delle ipotesi di reato sui lavori eseguiti sul Carrione. Ipotesi di reato che, al momento, sono tutte da verificare.

Carrione alla sbarra, la nuova inchiesta. Un terzo fascicolo di indagine sul fiume Carrione. Una nuova indagine che dovrà verificare, in sostanza, se tutta la costruzione degli argini sia del torrente sia stata fatta in modo da evitare rischi all’incolumità dei cittadini.

Insomma il sorvegliato speciale, in queste ore, è il fiume simbolo della città di Carrara.

Il nuovo filone di indagine va ad unirsi all’inchiesta del crollo a Nazzano del 2012 e all’ultima, quella relativa all’esondazione in via Argine destro il 5 novembre scorso. La terza indagine è stata “occasionata” – per usare un termine da addetti ai lavori – proprio dall’ultimo crollo. Quello che ha visto sbriciolarsi sotto l’impeto della piena, un pezzo di muro, davanti alle segherie e alle case . E che ha mandato sott’acqua mezza Marina dove la ricostruzione, è bene ricordarlo, procede con fatica. E dove molte famiglie sono ancora ben lontane da un ritorno alla normalità.

Ecco proprio l’ultimo evento alluvionale, e i suoi pesanti strasichi, hanno spinto la Procura a dare l’imput ai vigili del fuoco per avviare un controllo capillare, lungo tutto l’argine del Carrione. Del resto erano stati proprio i vigili del fuoco a segnalare, qualche mese prima del crollo di via Argine Destro, le infiltrazioni sull’argine, davanti alle segherie. E di situazioni “anomale” o per lo meno da valutare con particolare attenzione ne sono state trovate di nuove: quelle che hanno fatto scattare i sigilli agli altri tratti dell’argine. Su questi dovrà indagare la Procura, per accertare se si profilano ipotesi di reato. Per capire cioè se qualcuno ha sbagliato.

Il procuratore: i vigili del fuoco sono stati ammirevoli. Il dottor Aldo Giubilaro comincia con il riconoscere il ruolo, fondamentale dei vigili del fuoco.

«Sulla base di segnalazioni e su precise indicazioni – spiega il procuratore – i vigili del fuoco sono stati ammirevoli nel svolgere gli accertamenti nei vari tratti dell’argine del Carrione. Ci sono situazioni suscettibili di valutazione in sede penale: e questo lo accerteremo con le indagini».

Il modus operandi è chiaro: i vigili del fuoco hanno consegnato alla Procura un’informativa precisa e articolata. Un insieme di dati, analisi e foto in cui si prospettano ipotesi di reato. Per questo si è deciso di mettere il Carrione sotto sequestro.

I rischi. La Procura il suo lavoro lo ha fatto. In tempi stretti e con estrema attenzione. Dopo aver ricevuto le segnalazioni dei vigili del fuoco sono partiti i sequestri e subito la nuova indagine.

Ma per quel che riguarda la sicurezza del fiume la responsabilità passa alle istituzioni. Gli uffici giudiziari, infatti, stanno facendo gli accertamenti necessari per verificare se dietro le anomalie evidenziate dai vigili del fuoco possano esserci ipotesi di reato di rilevanza penale. A mettere in sicurezza il Carrione, invece, devono pensarci Comune e Provincia.

Alluvione 5 novembre 2014: a giorni la relazione. Una nuova indagine si è aperta ma, intanto, sta per giungere alla conclusione quella relativa al crollo di via Argine Destro del 5 novembre scorso. A metà mese dovrebbe essere consegnata la relazione dei consulenti nominati dalla Procura.

Ma non è esclusa una nuova proroga, che questa volta sarebbe motivata anche alla luce dei nuovi sequestri lungo il fiume. Sta di fatto che la Procura sta passando al setaccio tutto il fiume e in particolar modo i lavori che sono stati eseguiti lungo gli argini.

Al momento, lo ricordiamo c’è un nome iscritto al registro degli indagati, quello dell’ingegner David Settesoldi per il crollo del 2012. Due nomi, quello del dirigente Stefano Michela e l’ingegner Franco Del Mancino, per il crollo dell’argine del 5 novembre scorso.

Leggi l’articolo: Il Tirreno

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