Giubilaro: la criminalità organizzata è anche qui

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jeep carabinieri«Che ci siano esponenti della criminalità organizzata che operano nel tessuto sociale ed economico della provincia è quasi scontato». Dopo  dell’arresto a Marina di Massa di un esponente della ’ndrangheta nell’ambito dell’inchiesta “Aemilia”, il capo della procura di Massa Carrara Aldo Giubilaro ripete il suo assioma, scontato e inquietante nello stesso tempo: il sentore di una presenza mafiosa sul territorio c’è, è innegabile. Ma non ci sono “notizie di reato” capaci di mettere in moto indagini specifiche. «Mancano gli input che consentano alla procura di aprire un fascicolo, di avviare un’inchiesta formale», dice il procuratore capo.

L’arresto di Alfonso Diletto, ritenuto esponente di rilievo della organizzazione di stampo mafioso smantellata dai carabinieri e dalla Dia di Bologna in Emilia, tuttavia, non sembra essere quell’input che gli investigatori apuani si attendono. Diletto è stato preso a Marina, in un’abitazione in viale Roma, dove, pare, soggiornasse a periodi da circa un anno e mezzo, con la compagna e il figlioletto. Un ritorno, se si può dire: l’uomo, originario di Crotone aveva vissuto da ragazzo, con la famiglia a Marina di Massa per poi spostarsi a Brescello. Non ci sono, però, elementi che facciano intuire che le sua attività illecite avvenissero anche qui a Massa.

«Il problema – dice ancora il dottor Giubilaro – è che le indagini sulle infiltrazioni di tipo mafioso si sviluppano spesso partendo da episodi magari secondari dai quali, attraverso successivi accertamenti, collegamenti, attività investigative mirate come intercettazioni e controlli incrociati di tipo fiscale e patrimoniale, si arriva alla scoperta dell’organizzazione». Ma senza quella scintilla iniziale, non è possibile avviare alcuna azione. «Faccio un esempio grossolano: non è che se ho il sospetto che alle cave o nell’edilizia apuana ci siano infiltrazioni mafiose posso indagare tutti i cavatori e tutte le imprese edili».

Qualche caso è stato comunque accertato. Nel settembre scorso da un’inchiesta partita da Caltanisetta il Gico è arrivato alla confisca della Vegas giochi Srl con sede a Massa, società facente capo ad Antonio Padovani, legato al clan dei Casalesi. E alla camorra si annoda l’inchiesta sull’imprenditore Di Ronza, tanto per citare alcuni esempi recenti. E poi ci sono i segnali “tipici” di presenza di criminalità organizzata sono i roghi notturni. Un’auto data alle fiamme qua, un capannone che brucia là. E a Massa Carrara questi episodi, che accendono immediatamente la spia dell’allarme racket, non mancano. «Sono fatti che le forze dell’ordine monitorano con estrema attenzione perché possono essere forme di intimidazione e di ricatto provenienti dalla criminalità organizzata. Ma anche in questo caso se non c’è la dovuta collaborazione da parte delle vittime, se non si riesce a risalire agli autori materiali dell’incendio doloso, diventa difficile dipanare il bandolo della matassa».

Leggi l’articolo: Il Tirreno

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