Difendere il PIT per difendere le Apuane: l’incontro con il Geologo Mauro Chessa

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cave alturaAltissima presenza ieri sera nella Sala della Resistenza del Comune di Carrara, che ha visto ospite all’Assemblea Permanente il Geologo Mauro Chessa, il quale ha illustrato ai presenti la gravissima situazione in cui versano le Alpi Apuane a causa della mala gestione delle stesse, per opera di una classe politica più che discutibile sia a livello locale che regionale.

L’occasione si è manifestata perché andiamo incontro ad una data che segnerà profondamente il futuro del territorio toscano e in particolare del complesso Apuano: il 10 Marzo sarà discusso in Consiglio Regionale il maxi emendamento – firmato PD – al Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana.

Il Piano di Indirizzo Territoriale è un documento di indirizzo riguardo la regolamentazione, la gestione e la tutela del territorio della Regione Toscana. A proporlo, inizialmente, l’assessore Anna Marson: esso prevedeva una forte riduzione dell’attività estrattiva e un piano di riconversione dell’economia che potesse portare al reimpiego dei lavoratori in attività alternative e più sostenibili. Scatenando – come da copione – una fortissima reazione dei “padroni” delle cave.

Si sollevano due questioni. La prima riguarda la legittimità dell’iter istituzionale: ci si chiede se un PIT adottato da Luglio 2014, che ha già affrontato tutto il processo burocratico, possa effettivamente essere rimesso così pesantemente in discussione, proprio adesso che si avvia alla fine della procedura; la seconda è sostanziale, nel merito cioè del contenuto dell’emendamento. In primis, in un articolo che in sostanza svincola il processo di pianificazione “a cascata” dalle prescrizioni del piano d’indirizzo regionale, rendendolo uno strumento privo di qualsiasi efficacia. Oltre a questo (che pare essere stato ritirato) si interviene sulla possibilità di ampliamento di cave esistenti consentendolo fino al 30 percento, senza bisogno di alcuna autorizzazione paesaggistica (ovviamente anche sopra i 1200 mt). Inoltre sarà possibile riaprire cave abbandonate conformi al regolamento del 1985 anche sopra i 1200mt, e basti pensare che la zona dell’Alta Toscana viene sfruttata fin da prima della conquista dei Romani per le sue risorse, per capire quanti bacini esistano, e come (se sfruttati) ne possano modificare il paesaggio e l’ambiente. Si svincola anche la regolamentazione delle cave e dell’attività estrattiva dalle prescrizioni del “Codice di beni culturali, ambientali e del paesaggio”, legge statale e quindi preordinata in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente.

Enrico Rossi, da parte sua, sembra volersi assumere la responsabilità di far “quadrare i conti” dichiarando che sarà la nuova Legge Mineraria (in discussione in questi mesi) a riallineare la normativa alle necessità di tutela; peccato che la commissione regionale che si sta occupando di produrre questa legge non sappia nulla di questo proposito “rossiano”, e pare che ne sia venuta a conoscenza tramite i giornali.
Il presidente della regione Rossi fa leva anche sul problema occupazionale, dichiarando 5000 unità (indotto compreso) a fronte dei dati ufficiali: 2000 unità, indotto incluso. Nel gennaio del 1920, sulle colonne del giornale “Il Cavatore”, l’avvocato socialista Vico Fiaschi lanciava il grido “Le cave ai cavatori”, rivendicando il possesso e l’utilizzo degli agri marmiferi da parte dei lavoratori e contestando le usurpazioni e le concessioni dei cosiddetti “baroni del marmo”, che si erano arricchiti sfruttando il duro lavoro dei lavoratori. All’epoca, gli occupati nell’intera filiera nel comprensorio carrarese ammontavano a circa 12.000 unità. Se facciamo un raffronto dagli anni ’80 possiamo notare un progressivo calo dei lavoratori in loco ed un repentino aumento dell’escavazione; si consideri, infatti, che l’estrazione annua è calcolata in 5 milioni di tonnellate.

Il Dott. Chessa, durante la sua illustrazione, ha fatto notare che se la Regione approvasse il Piano emendato, nel giro di pochi anni ci ritroveremo le Alpi Apuane completamente sgretolate e ridotte in polvere, nel vero senso della parola, poiché la maggior parte dell’escavato è destinata proprio alla produzione di carbonato di calcio.
Da parte nostra, chiediamo a grande voce che questo emendamento non sia approvato, perché contrario perfino al buon senso ed evidentemente formulato a tutela di interessi particolari, nella piena volontà di socializzare le spese e privatizzare i profitti.
Non vogliamo sindaci che perseguono i propri interessi personali e quelli dei poteri economici, mettendo un cappello democratico a decisioni e pratiche che in realtà negano il dialogo.
Non CERCHIAMO il confronto, e tanto meno il dialogo, CON GENTE CHE PARTE NEGANDOLO E CON CUI NON ABBIAMO nulla da spartire.
Le montagne sono un bene DI TUTTI e non di un manipolo di padroni, sindaci o multinazionali varie.
Lo sfruttamento selvaggio delle Alpi Apuane è solamente una parte di un sistema di speculazione globale che consuma e distrugge, per il profitto e il capitale, la nostra città.


Con l’occasione ricordiamo i nostri appuntamenti a sostegno della protesta:

Sabato 7 marzo a Firenze si terrà una manifestazione organizzata dal gruppo Salviamo le Apuane alla quale tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Domenica 8 marzo L’Assemblea Permanente organizza la prima uscita ufficiale sulle Apuane alla quale potranno partecipare tutti, anche i più piccoli. Intendiamo promuovere la pratica dell’escursionismo sulle nostre montagne come principale mezzo di tutela dell’ambiente e del paesaggio.

Martedì 10 Marzo alle ore 14:00 vi invitiamo al presidio che si terrà presso la sede della regione toscana in occasione del Consiglio Regionale convocato per discutere l’emendamento al PIT.

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