CAVE, RICOGNIZIONE FOTOGRAFICA DI ASSEMBLEA PERMANENTE

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Prendendo come spunto la perizia redatta nel 2004, dal Tribunale di Massa, a seguito dell’evento alluvionale del 2003, dove si indica come responsabile la mano dell’uomo ed in particolare la scellerata gestione dei ravaneti e delle terre, risultanti dall’escavazione del marmo, Assemblea Permanente ha effettuato una ricognizione fotografica di tutti i bacini estrattivi di Carrara.

Ne sono derivate diverse considerazioni su vari aspetti, da quello morale a quello della sicurezza sui luoghi di lavoro, da quello ambientale e della modifica del clima a quello delle irregolarità commesse quotidianamente se non veri e propri reati, in barba a tutte le leggi ed al buon senso.

Si è deciso di concentrarci sui rischi imminenti che incombono su Carrara, ovvero le stesse condizioni, se non peggio, che hanno generato la disastrosa alluvione del 2003, ossia le terre sversate nei ravaneti.

Abbiamo già mostrato nei video condivisi tramite social, quali siano gli effetti di una pioggia normale durata poche ore, detriti in mezzo alla strada e acqua ovunque sulla carreggiata, che inevitabilmente finiscono per intasare i tombini e le fognature, generando veri e propri fiumi sul manto stradale.

Anche ad un occhio poco esperto risulta evidente come l’enorme mole di fanghi terre marmettola e detriti di varia dimensione, non possa far altro che depositarsi sul letto del carrione giorno dopo giorno.

Partiamo dalla foce, è noto a tutti il “tappo” di sedimenti che vi si crea costantemente, quindi in caso di forti piogge non sarebbe di aiuto un apporto detritico alle acque, saliamo nel tratto noto per il crollo dell’argine dx nel recente 2014 e anche qua sono state evidenziate molte criticità dai vigili del fuoco, perché di tratti costruiti come quello crollato ce ne sono più di uno e per altre criticità su cui non ci dilunghiamo, senza dimenticare la caratteristica più pericolosa, il letto del fiume ormai divenuto pensile.

Salendo ancora verso la zona dei laboratori lapidei si prende atto che non esiste più una sola vasca di espansione ne canali di raccolta, al loro posto ormai solo muraglie di cemento armato che contribuiscono a dare velocità alle acque e tutto quello che trasportano.

Le zone alle porte di Carrara, come bonascola e altre, si trovano quasi tutti i canali tombati e le recenti alluvioni hanno mostrato quali siano i risultati, da qualche parte l’acqua deve andare e non la si può far sparire.

Salendo ancora siamo in centro città e le osservazioni potrebbero essere molte tra le quali “l’edilizia ambiziosa” , restando sul fiume e sul rischio alluvionale che comporta data la sua snaturata conformazione odierna, gli argini sono quelli da sempre, se pur malamente rialzati, mentre il costante innalzamento del letto ne ha ridotto drasticamente la portata tanto da far proporre di abbattere i ponti storici per rifarli più alti.

Ma quante ne dovremo ancora sentire?

Andiamo al nocciolo del problema, in questo tratto confluiscono il torrente gragnana (il luccico) con notevole apporto di acqua, con il carrione che poche centinaia di metri più a monte, all’ingresso della città si unisce con il torrente che scende dal bacino di torano, ricco di detriti marmettola e terre, questi fattori generano un elevato rischio alluvionale anche con piogge di media intensità, in caso di forti piogge il rischio sale in modo sproporzionato perché alle sole terre dilavate dalla pioggia sui ravaneti si aggiunge una quantità maggiore di detrito, dovuta a collassi di parziali ravaneti e smottamenti di terre, che non potrebbero far altro che formare un tappo nei letti dei torrenti e far esondare le acque da Carrara a marina.

Altra criticità rilevata al monte è stata la velocità dell’acqua verso valle, il prof Caniparoli sostiene che sia dovuto al fatto che così formati, i ravaneti, non trattengono più l’acqua ne la rallentano, perché una volta mescolata alle terre dilava le stesse creando dei veri e propri scivoli fin sulle nostre strade, invadendole e rendendole impraticabili per non parlare dei costi della manutenzione di tali strade esposte a usura e danneggiamento da responsabiltà private, e spese a carico della cittadinanza.

Apprendiamo a mezzo stampa che sono cominciati i controlli richiesti dalla nuova amministrazione, e ci poniamo il quesito di che preparazione e competenza abbia chi si trova a fare questi controlli, se come riportato sono affidati agli stessi tecnici che per anni hanno servito lobby del marmo e politici di turno davvero ci si chiede come riescano in primis e come possano farlo in tempo utile per la stagione autunnale.

Assemblea permanente chiede che venga messo in atto un piano di intervento che non sia solo burocratico, ma che metta mano definitivamente a tali circoli viziosi, valutando bene l’urgenza che tale condizione comporta e che sia attuato da figure che abbiano la dovuta preparazione e mezzi a disposizione.

Le foto allegate sono solo alcune, scelte come esempio, tra le molte inviate agli uffici preposti, sperando risultino utili per le dovute verifiche e confronti del caso, con i rilievi che saranno effettuati dai tecnici comunali.

Le immagini riteniamo che si commentino da sole e chiunque frequenta questi luoghi sa bene che nessuna foto può rendere la vastità e la mole del problema in questione.

 

 

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