Béla me’ “Faggeta”… in tutti i sensi

E' importante che l'amministrazione fermi questi tentativi di riattivare impropriamente delle cave che ormai hanno perso i loro diritti!

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Il comune di Carrara ha ricevuto una nuova richiesta di riapertura di una cava ormai dismessa, si tratta della cava Faggeta in località Pulcinacchia.

Non si tratta di una cava nuova ma della riattivazione di un sito che era aperto fino agli anni novanta; a regola non essendo più stata lavorata, la cava, doveva essere caducata dall’amministrazione comunale, ma cosi non è stato, ora la SAM srl ,(la ditta che vanterebbe la titolarità del bene estimato su questo sito, tutta da verificare),ha affittato a LAV srl che a sua volta ha presentato la richiesta di scavare 23.500 mc in galleria, sia al comune che all’ente Parco poiché la galleria si svilupperebbe al di sotto di un’area boscata, all’interno del Parco.

Attenzione: in attesa del nuovo Piano Attuativo di Bacino Estrattivo (PABE), è temporaneamente sospeso il divieto (secondo quanto stabilito dalla LR 65/2014) di riattivazione di cave sospese. La richiesta si configura, quindi, come una corsa contro il tempo, per trovarsi, al momento dell’approvazione del PABE, di fronte ad un fatto compiuto, ma anche di fronte ad un danno ambientale irreversibile.

E’ importante che l’amministrazione fermi questi tentativi di riattivare impropriamente delle cave che ormai hanno perso i loro diritti!

Attenzione di nuovo: la cava, dismessa da oltre trent’anni, nelle relazioni allegate all’istanza di riapertura viene dichiarata come bene estimato di SAM srl che ha affittato a LAV srl; invece il mappale in questione, nel nuovo catasto terreni del comune di Carrara é identificato come “Agri marmiferi comunali in affitto”; inoltre nell’inventario degli agri marmiferi del Comune di Carrara, il mappale non compare.

Quindi ai sensi dell’art. 7 del Regolamento degli Agri Marmiferi del Comune di Carrara, la SAM srl non può affittare a LAV srl.

Inoltre segnaliamo enormi problematiche ambientali:

  • Si evidenzia che lo scavo avverrà in terreni classificati, nella carta idrogeologica allegata alla domanda, con permeabilità alta e medio alta: temiamo pertanto che, con lo scavo in galleria, verranno intercettate vene d’acqua che sono in collegamento con la sorgente Carbonera, sita a valle della cava e classificata area di tutela assoluta.
  • Nella planimetria illustrante il piano di coltivazione, è individuata un’area piccolissima di “possibile stoccaggio temporaneo” a fronte di una galleria enorme (23.500 metri cubi di scavo che producono un volume fino al 100% in più): esiste il serio pericolo che si crei un ravaneto nuovo, in contestuale e palese contraddizione con la relazione stessa che assicura il minimo impatto ambientale dal momento che il lavoro si svolgerà in galleria.
  • Inoltre, il luogo è rinaturalizzato e la via di accesso creerà alterazioni al sito attuale. Lo scavo in galleria è interamente svolto al di sotto di un’area boscata. Nella relazione si dichiara che non vi sarà interferenza poiché il bosco si sviluppa su uno strato di terreno di 1,5 m mentre lo scavo sarà molto più in profondità. È pur vero, tuttavia, che l’area è molto permeabile, sintomo della presenza diffusa di acquiferi e condotti carsici, i quali dovrebbero essere tutelati dalla normativa vigente.
  • È ancora da sottolineare che, data l’interferenza con la sorgente, la galleria sarà lavorata a secco, con notevoli problemi di salute per i lavoratori.

Riassumendo:

1) il fatto che la cava sia oggetto di affitto è in contrasto con la normativa, che prevede che le cave siano lavorate direttamente dal concessionario;

2) è da evitare l’aprire una cava in diretta corrispondenza con la sorgente Carbonera;

3) è  sicuro che l’impatto esterno della cava sarà molto più importante di quanto descritto;

4) è scientificamente dimostrata la nocività per la salute degli operai del lavoro di taglio a secco.

Iniziamo a domandarci se l’era Zubbani è volta al termine lo scorso giugno, oppure se prosegue sotto mentite spoglie…

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