Tassa marmi, mancano 25 milioni al Comune di Carrara; oggi le richieste del procuratore Giubilaro

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tassa marmi bassaTASSA MARMI troppa bassa, siamo alla resa dei conti: oggi la procura firma le richieste di rinvio a giudizio per sindaco e giunta e se le accuse saranno provate arriverà poi la stangata della Corte dei conti per danno erariale.
La guardia di finanza ha calcolato in circa 50 milioni l’anno l’evasione del marmo e considerato che al Comune spetta una percentuale tra l’8 e il 13%, in media mancherebbero dai 3 ai 5 milioni l’anno.

L’indagine ha interessato gli ultimi cinque anni, ancora non coperti da prescrizione e alle casse comunali verrebbero meno 25 milioni. In caso di condanna gli amministratori rischierebbero di pagare loro la tassa marmi.

Per la procura gli imprenditori del marmo pagavano la tariffa (ex tassa marmi) al Comune applicata su un valore di mercato da 46 euro a 250 euro a tonnellate quando il reale valore del marmo oscillava tra 350 euro a oltre 3.000 euro a tonnellata. Meno di un decimo.

Indagati per abuso d’ufficio il sindaco, la giunta, due dirigenti e quattro rappresentanti delle associazioni degli imprenditori delle cave che firmarono l’accordo sulle tariffe il 29 luglio 2009. L’Associazione degli industriali non lo firmò ritenendolo troppo esoso e dunque si è salvata dall’indagine. Sembra un paradosso: la procura dice che il Comune fa pagare troppo poco e gli industriali sostengono il contrario. Quindici le persone indagate per abuso d’ufficio e che erano state raggiunte da un avviso di conclusione delle indagini. E che rischiano di pagare un conto salato perchè è stata trasmessa una informativa alla corte dei conti di Firenze.

L’accordo sottoscritto con le categorie, secondo il procuratore Aldo Giubilaro avrebbe procurato un ingiusto vantaggio agli imprenditori e il correlativo ingiusto danno subito dal Comune di Carrara. Nel mirino della procura il sindaco Angelo Zubbani, il vice sindaco Andrea Vannucci, gli attuali assessori Giuseppina Andreazzoli, Dante Benedini, Massimiliano Bernardi, Giovanna Bernardini, tre ex assessori Andrea Zanetti, Giovanni Nannini e Roberto Dell’Amico, due dirigenti comunali, Marco Tonelli con delega al marmo e Stefano Pennacchi del settore finanze e i rappresentanti delle associazioni degli imprenditori Chiara Grassi (Legacoop), Massimo Maggiani (Api, piccole imprese), Gianfranco Oligeri (Confartigianato) e Antonio Chiappini (Cna).

La procura avrebbe messo sotto la lente di ingrandimento l’accordo del 2009 che non era stato firmato dall’Associazione degli industriali che non è perciò sfiorata dall’indagine. Si parla di violazione della legge regionale del 1998 che regolamenta il settore di cave, torbiere, miniere e il recupero di aree escavate e riutilizzo di residui.

Per l’estrazione dei materiali per uso industriale, per costruzioni e per opere civili (i detriti del marmo in pratica) il titolare dell’autorizzazione deve versare al Comune un contributo rapportato alla quantità e qualità dei materiali estratti in applicazione degli importi unitari stabiliti dalla giunta regionale nel limite massimo del 10% del valore medio di mercato della relativa categoria di materiali. Stesso discorso per i blocchi che devono versare al Comune un importo nel limite massimo del 5% del valore di vendita del materiale.

Secondo la procura il Comune non avrebbe fissato i giusti parametri per applicare la tariffa che sarebbe stata, in media, inferiore di un settimo rispetto al dovuto.

Leggi l’articolo: La Nazione

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