Regolamento degli agri marmiferi: finzione o realtà?

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cava-betogliLa discussione riguardo i diritti di proprietà sulle cave tra privati e comune di Carrara inizia da lontano quando ancora, prima del 1751, il territorio montano dell’area di Carrara era caratterizzato dalla presenza di pascoli, agri indivisi che prendevano il nome di vicinanze, di proprietà di diversi privati costituiti in comunità di vicinanza.

Altra questione all’attenzione della giurisprudenza sarebbe la definizione di agro marmifero: documentandosi si comprende che con questo termine si vuole indicare tutto il territorio, il cui sottosuolo, per natura geologica, sia potenzialmente in grado di fornire marmo, nel caso di Carrara parliamo quindi di agri marmiferi indicando tutta l’area delle Apuane fino alla piana.
Per quanto riguarda la definizione di bene estimato si tratta di una definizione apparsa nel 1751 nell’editto a firma D’Este dove, per regolamentare l’escavazione sulle Apuane carraresi, si costituiscono 3 livelli. Il Primo Livello include le cave che da più di 20 anni erano registrate al “catasto estense” e concede a queste di non sottostare all’obbligo di sottoscrivere le concessioni che invece avrebbero dovuto essere sottoscritte, in diversi tempi e modi, da tutte le altre cave esistenti e future.
Interessante è la letteratura che discute sulla natura giuridica e sulle limitazioni al diritto di proprietà che su queste cave veniva a delinearsi dall’editto in poi.

Venendo a fatti più recenti. Il 5 dicembre del 1995 la Regione Toscana approva la legge n°104 sulla “disciplina degli agri marmiferi di proprietà dei Comuni di Massa e Carrara” , dove si stabilisce che gli agri marmiferi sono una proprietà indisponibile dei suddetti comuni e l’escavazione può avvenire esclusivamente attraverso concessione temporanea e onerosa, concetti ribaditi dalla sentenza della Corte Costituzionale n°488 dello stesso anno.

L’Amministrazione Comunale, sindaco Emilia Fazzi-Contigli, in quegli anni produce il primo regolamento degli agri marmiferi, innescando quel processo che avrebbe dovuto portare alla fine di anomalie, ancora oggi esistenti, come le subconcessioni (rendite parassitarie), nonché i beni estimati (ancora vigenti dalle leggi estensi di metà settecento). La giunta Fazzi ha un destino breve e con essa anche il regolamento. Verrà stravolto dalle amministrazioni che seguiranno (Conti e Zubbani) e verrà svuotato di quei principi che lo rendevano tanto indispensabile.

Ad oggi il panorama è allarmante: una manciata di Cave, a fronte delle circa settanta attive sul territorio, è in possesso di concessione, le altre hanno autorizzazioni all’escavazione o addirittura godono ancora della proprietà come beni estimati in totale contrasto con le leggi regionali e le sentenze della Corte Costituzionale.

Partendo dalle dichiarazioni del 20 Aprile 2014 del vicesindaco Andrea Vannucci, assessore alle politiche per il marmo. “Siccome non possono esistere, secondo la normativa vigente, concessioni perpetue, i beni estimati devono essere considerati pubblici e come tali pagare il canone di concessione, non solo quello regionale ambientale ma pure quello di escavazione. […] Che i beni estimati non siano di proprietà questa volta è stato dimostrato da tutta una serie di elementi, messi in fila, e nero su bianco nel parere dell’Università di Roma 3 […] si trattava di concessioni date a perpetuo che oggi, con la normativa moderna, lo ripeto, non hanno più valore”.

Nonostante queste rassicurazioni i beni estimati sono tuttora sottratti al regime di concessione. Da questi si stima una perdita erariale di circa quattro milioni di euro annui. Lo stesso vicesindaco in Commissione Congiunta Marmo – Affari Generali – Lavori Pubblici di poche settimane fa rassicurava i cittadini che il nuovo regolamento degli agri marmiferi, promesso da ben diciotto mesi e con una bozza pronta da giugno 2014 entrerà in vigore il prima possibile, anche a costo di scontrarsi con la legge regionale sulla disciplina degli agri marmiferi, senza guardare in faccia a nessuno e agendo indipendentemente dalla Regione.

Dichiarazioni in netto contrasto con quelle pronunciate in Commissione Affari Generali dal dirigente al Marmo, Marco Tonelli, che esprime una ferrea volontà di aspettare la legge regionale in approvazione per non incorrere in eventuali ricorsi e impugnazioni, salvo poi rassicurare che, nel caso non dovesse passare “in tempo” la legge regionale, l’amministrazione procederà comunque a introdurre il nuovo regolamento. Quest’ultimo sarà comunque soggetto a periodo di transizione non meglio definito. Alcuni consiglieri esprimono dubbi su punti non sufficientemente chiari: la “leggerezza” nel liquidare in poche righe i beni estimati e l’Osservatorio dei Prezzi del Marmo, non ancora sufficientemente adeguato.

Una menzione sul caso va anche al presidente della Toscana Enrico Rossi e alla sua amministrazione, che per tutti questi anni hanno titubato, annunciando una legge sulla disciplina degli agri e della loro escavazione, che “casualmente” viene discussa solo a fine mandato. La sua approvazione in sede di Consiglio Regionale quasi contemporanea alla presentazione dello scandoloso emendamento PD al PIT avrebbe voluto confezionare l’ennesimo placebo proprio a poche settimane dalla campagna elettorale, ma sta invece rivelando tutto l’inganno di una politica al servizio delle lobby economiche.

Tempo per produrre un nuovo regolamento, fermo ed efficace, ce n’è stato fin troppo. Ma questo perenne temporeggiare da parte sia dell’amminstrazione comunale, che di quella regionale, non dimostra altro se non il voler perpetuare nel più totale immobilismo e nel favorire le lobby del marmo e del carbonato di calcio.

Domani a Firenze si svolgerà un presidio sotto a Palazzo Panciaticchi in Via Cavour 2 a Firenze, sede del Consiglio della Regione Toscana. Ore 14.00.
Verrà effettuata al Consiglio Regionale la votazione degli emendamenti del PD sul Piano Paesaggistico, che se approvati favoriranno solo una maggiore devastazione delle Apuane e nuovi vantaggi per gli industriali e i poteri forti economici, lasciando sempre più indietro quelle piccole realtà economiche che già ora faticano enormemente.

Invitiamo quindi ad una numerosa partecipazione, per dare dimostrazione di interesse e partecipazione.

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