Nuova falla nell’argine del Carrione appena riparato, aziende allagate. Giallo sui lavori

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palancoleFanno acqua, è proprio il caso di dirlo, i lavori di messa in sicurezza del Carrione realizzati dalla Provincia nel tratto di via Argine destro dove avvenne il crollo della sponda che determinò la devastante alluvione lo scorso 5 novembre. Ieri mattina acqua e fango sono filtrati sotto le opere di ricostruzione e hanno allagato la segheria di Giorgio Vanelo e il laboratorio di marmi di Fortunato Autolitano. Sono stati chiamati subito i vigili del fuoco che hanno compiuto un accurato sopralluogo assieme agli agenti della polizia municipale.

Sotto accusa le palancole che sono state impiantate nell’alveo del torrente ma che sono distanti circa un metro dal muro vecchio che è crollato e che è ancora sotto sequestro da parte della procura. L’acqua del fiume si è infiltrata attraverso una sorta di paratia realizzata con tavole di legno agganciata al muro vecchio. Poi è filtrata sotto il terreno trovando sfogo nelle segherie e laboratori vicini. Un tentativo, a dir la verità inspiegabile, di tirare in ballo la procura che avrebbe vietato di toccare il muro vecchio, è fallito sul nascere.

«Sì, l’ingegnere della Provincia che dirige i lavori di messa in sicurezza nel tratto di argine dove si era verificato il crollo – rivelano sia Vanelo che Autolitano – ci ha detto che non possono intervenire sul muro sequestrato perché la procura avrebbe vietato qualsiasi intervento. L’ingegnere lo ha riferito anche ai vigili del fuoco e ai vigili urbani».

Una tesi comunque destituita di ogni fondamento ed è lo stesso procuratore Aldo Giubilaro a fare chiarezza: «Mai e poi mai la Provincia ha fatto richieste sul muro sotto sequestro. Non è assolutamente vero che la procura ha posto dei paletti sui lavori di messa in sicurezza. Anzi, la procura è disposta a concedere qualsiasi autorizzazione per permettere di completare i lavori nel migliore dei modi. Ripeto, a noi non è pervenuta alcuna richiesta da parte della Provincia». Parole chiare quelle del procuratore che inchiodano, ciascuno, alle proprie responsabilità.

Le palancole non sono state sigillate al vecchio muro e si è scelto di ricorrere alle tavole di legno per «attaccare» le barriere di protezione all’argine vecchio che era rimasto, per modo di dire, in piedi. L’acqua limacciosa del fiume è filtrata agevolmente andando a ristagnare tra le palancole e l’argine vecchio. In caso di piena facile immaginare che le tavole di legno verrebbero spazzate via come fuscelli. I vigili del fuoco e la polizia municipale hanno redatto due verbali che finiranno nuovamente sul tavolo della procura.

Leggi l’articolo: La Nazione

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