L’ASSEMBLEA PERMANENTE E LA PARTECIPAZONE POPOLARE

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difesa cittàFiumi di inchiostro e di parole sono stati scritti e detti al riguardo dell’assemblea permanente e del presidio nella Sala di Rappresentanza del Comune di Carrara. Si è detto della loro eterogeneità, si è affermata la loro vocazione extra-istituzionale, sono state rimarcate la loro voglia di cambiamento, le denunce al sistema politico locale, la repulsione nei confronti di un modo malsano di fare politica che un bieco parlamentarismo ha oramai imposto al popolo, del tutto inerme di fronte alle logiche clientelari della delega politica.
Si è discusso di chi ci governa ma non dovrebbe farlo, per incapacità politica e morale e per i molteplici scandali che ha orchestrato, occultato o ai quali mai ha saputo far fronte. Si è discusso delle loro negligenze, delle loro nefandezze, della totale mancanza di volontà nel garantire la tutela e la sicurezza della popolazione, delle provocazioni politiche e verbali, della loro inettitudine, delle nomine assurde ed inspiegabili, delle sperequazioni da loro orchestrate, delle oligarchie ad arte create, del denaro pubblico sperperato in nome di progetti più che opinabili.
Si è parlato a lungo della rabbia e della indignazione di chi presidia parte del Comune, nonché dell’incapacità da parte delle istituzioni locali di risolvere i reali problemi della nostra terra, a causa di quella funesta cupola di stampo mafioso e massonico che, grave, aleggia su di noi.
Esse sono le nuvole che il presidio vuole soffiare via, in forza di idee nuove e virtuose che non nascano dai banchi della politica ma dalla coscienza di tanti che non saranno mai ruote di un ingranaggio malato.
Per fare ciò, il presidio permanente necessita di una partecipazione popolare maggiore, perché solo un popolo unito e determinato potrà dare il via ad una rivoluzione culturale e sociale. Se il potere politico malvagio può essere simbolicamente rappresentato come un gigantesco ma fatiscente albero secolare, la gente di Carrara deve rappresentare le tante piccole accette che lo butteranno giù, colpo dopo colpo, protesta dopo protesta, contestazione dopo contestazione.
Noi del presidio saremo sempre lì, pronti a gettare fango su chi mal governa. In ogni maniera possibile.
I nostri politici lo sanno, e per questo ci temono, parlano con facce terree e voci tremanti, vogliono lo sgombero dei nostri corpi e delle nostre idee dalle stanze che stiamo presidiando.
Ma come si pone la popolazione di Carrara a fronte di tali dinamiche?
Parafrasando il grande Fabrizio De André, dopo quaranta e più giorni e notti di presidio, posso affermare che, come sempre accade, la maggioranza si lamenta, bofonchia, digrigna i denti in un coro di vibrante protesta, ma poi, come se nulla fosse, non dà seguito alla forma di ribellione, per cecità, indifferenza sociale, tornaconto personale o politico, clientelismo, o semplice mancanza di voglia.
L’ostacolo principale, ad oggi, per la protesta del presidio permanente e per le dimissioni di sindaco e giunta, è individuabile proprio nel fatto che la popolazione di Carrara ha difficoltà ad esporsi in una forma di lotta veramente incisiva. Ciò è indubbio, altrimenti ogni giorno nella Sala di Rappresentanza del Comune di Carrara saremmo in migliaia e migliaia, e la attuale classe dirigente si sarebbe già dimessa in blocco; ed invece se giri per le strade cittadine, nei rari momenti di pausa dal presidio, trovi un sacco di gente a sorseggiare aperitivi nei caffé del centro, altrettanta a passeggiare sul lungomare senza ragionare su quel che sta accadendo nella nostra città, un formicaio che vaga tra supermecati, case, esercizi commerciali, pizzerie e mercati, al di là dei canonici orari lavorativi, senza porsi troppe domande sulla protesta che il presidio permanente sta portando avanti da più di quaranta giorni. Tutti dicono di essere fieri di noi, ci esortano a non mollare, ma pochi poi hanno la voglia o la coscienza di portare le loro facce e i loro ideali al presidio.
Ognuno a Carrara ha qualcosa da denunciare o di cui lamentarsi, ma molti preferiscono proseguire nella loro mesta recita, impersonando gli ingranaggi di una ruota che gira sempre nello stesso verso, quello scelto ad arte dal potere.
Se gli ingranaggi non si trasformeranno in accette, la svolta intrapresa dalla gente del presidio sarà solo parziale, e rischierà di non avere una reale incidenza sociale, in un momento storico per la nostra comunità che potrebbe così andare sprecato.
Una vera rivoluzione può compiersi solo con una forte partecipazione popolare, che ad oggi ancora non esiste, per svariati motivi.
Chi non si espone e moralmente è con noi, rappresenta un ostacolo ad una reale emancipazione della nostra terra. Non sono infatti le attuali istituzioni il vero interlocutore dell’assemblea permanente, ma la popolazione, una popolazione perlopiù sorda ai tanti campanelli d’allarme fatti risuonare dal presidio. Per strada molti ci fermano per darci sostegno verbale, riempiendoci di complimenti, per poi aggiungere che tanto tutto rischia di restare come prima. Il rischio sarà sempre più forte se ci ha una attività commerciale ha paura ad esporsi per timore di ritorsioni, se chi lavora in enti pubblici o ad essi collegati non protesta per il terrore del licenziamento, se chi non è legato da fili con chi governa non fa ardere una fiammella nel cuore, se chi ha tutto non sacrifica qualcosa per gli altri che stanno peggio di lui, se chi può denunciare, per omertà o clientelismo, tace, passando così dalla parte delle nuvole, che pesanti viaggiano sopra le nostre teste.
Le nuvole sono rappresentate dal potere, che si fa forte quando gli ingranaggi della ruota non si fermano a riflettere. Finché la maggioranza di tali ingranaggi non rifletterà e comincerà a recidere i fili che al potere la collegano, invertendo così il verso della ruota, l’assemblea permanente resterà una realtà nuova e virtuosa, ma priva di una larga partecipazione popolare.
Ed i cirri continueranno ad aleggiare su di noi, incombenti ed ingombranti.

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