Riflessioni Post Taffum

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zubbani folla 8 novembre

I cittadini riuniti sotto il nome di Assemblea Permanente sono sconcertati dalla strumentalizzazione che in questi giorni  media e politici stanno attuando!

Lo schiaffo al sindaco ha ricreato un meccanismo che oramai conosciamo bene: l’accanimento mediatico.

Giornali e social media altro non fanno che parlare dell’accaduto, delle denunce agli ex presidianti, della violenza, dei bambini, dell’alza bandiera, dell’immagine di Carrara nel mondo…

In questo clima le persone sono esposte ad uno stress di presa di posizione. Ha fatto bene, ha fatto male, poveri ex-presidianti, poveri bambini…. Povero Angelino! E via con i commenti infiniti su face book, litigate per esprimere il proprio punto di vista, tutti contro tutti dimenticando completamente il buon senso.

A Carrara sta regnando il caos negli ultimi due giorni. Chi decide di scendere dalla ruota per fermarsi a riflettere?  

La comprensione è un sentimento nobile. Capire che non siamo tutti uguali è capire il quieto vivere: uno dei principi alla base del senso civico.

Invece ancora una volta la realtà distorta dalle pressioni dei media si estremizza innalzando un muro fra le due visioni e portando per forza l’individuo ad avere una posizione. Perché è così che si cresce, stando o di qua o di la. Devi sempre sapere decidere. O nero o bianco. O condividi o non condividi. Nel mezzo non ci puoi stare.

O condividi la violenza o stai con il sindaco. Questo è il binomio.

L’Assemblea ha deciso di esprimersi condannando il gesto violento ma comprendendo appieno le motivazioni che hanno spinto il nostro concittadino a compierlo.

E lo stesso giu polemiche o critiche verso di noi che ci stiamo prendendo 13 denunce, che siamo stati trattati come dei facinorosi e fatti allontanare dal luogo dove eravamo arrivati per manifestare pacificamente il nostro dissenso. La nostra contrarietà verso una cerimonia che riteniamo inutile perché il mare è inquinato, i depuratori non funzionano e ogni estate c’è divieto di balneazione. Come può un litorale decorato di bandiera blu affiggere un divieto di balneazione? Come può un corpo di polizia municipale che si sente come un reparto d’assalto dopo lo sgombero del presidio del comune, accerchiare a mo di celerini delle persone pacifiche che stanno semplicemente esponendo degli striscioni?

La realtà si sta contorcendo su se stessa privilegiando come al solito le comodità. Non accorgendosi che la violenza è usata da ambo le parti. Che nessuno fa niente per niente. Che le reazioni sono sempre conseguenti di azioni.

Noi cittadini dell’Assemblea abbiamo ribadito la nostra ferma posizione contro la violenza di ogni tipo e di ogni genere – come avevamo affermato con i fatti di Massa; il nostro comunicato è stato chiaro: ci allontaniamo dal gesto ma lo comprendiamo appieno.

Quello che ad oggi non comprendiamo ancora è come le persone stravolgono la realtà a loro piacimento.

L’Assemblea è l’espressione di una varietà di cittadini con pensieri, sensibilità e idee differenti, non è un collettivo politico, non ha intenti violenti, non vuole passare attraverso strumentalizzazioni di nessun tipo.

Nella realtà dei fatti nemmeno esiste. Essa nasce ogni qualvolta ci si riunisce. Non è costituita, né iscritta in nessun registro e non ha rappresentanti eletti o nominati.

Essa esiste nella volontà di ogni individuo che ha deciso di scendere in piazza quell’8 novembre per dire basta ad un’Amministrazione che non svolge il suo lavoro nell’interesse della cittadinanza.  È un unione di generalità e di pluralità. È idealmente e non è fisicamente.

Siamo delusi e increduli di fronte a cotanto accanimento.

Siamo amareggiati di essere attaccati come facinorosi e nello stesso tempo di passare come quelli che non si sbilanciano. Noi siamo l’espressione di quelle 7.ooo persone che hanno passo dopo passo salito le scale e firmato il registro per le dimissioni. Fra queste c’è chi appoggia e chi condanna. C’è chi carlo è un eroe e carlo ha sbagliato. Ma i comunicati sono super partes. Cercano di essere l’espressione di tutti. Quindi per questa diversità non possiamo giustificare ma comprendiamo il gesto di un libero cittadino che stremato dall’alluvione, nella quale ha perso tutto, sia arrivato ad un limite di sopportazione.

Questo a nostro parere è quello sui cui riflettere. Noi siamo nati per gli alluvionati. Noi siamo nati per dare voce a noi stessi, a persone che sono arrivate al limite di una situazione di disagio creata da politici incompetenti che pensano solo a mantenersi la poltrona e non al benessere della cittadinanza. Questo è quello sui cui riflettere.

Senza condannare, ma attivando la comprensione.

Per questo l’invito a non cadere nei loro gioco mediatici.

Per questo l’invito a partecipare sempre.

Per questo l’invito a non dimenticare per un taffo lo scempio e la violenza che questa Giunta ha operato su popolazione e territorio in tutti questi anni di amministrazione.

 

 

 

 

 

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