A difesa della città: sei mesi dopo, ancora qui

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difesa cittàdi Elisa Marrone

Sei mesi. Sei mesi da una un’alba che ha cambiato le sorti di ognuno di noi carraresi. Sei mesi da quella mattina del 5 novembre 2014, dove un argine crollò, e dove il fango invase strade case, auto, e gli animi. Sì, perché da quell’orribile risveglio gli animi della cittadinanza sono cambiati: la solidarietà, la voglia di aiutare chi aveva perso tutto, è scattata sin da subito. I cittadini si sono rimboccati le maniche e hanno di nuovo spalato, pulito, per la quarta volta in 11 anni.

L’unica risposta che il primo cittadino è riuscito a dare, l’unica parola di conforto che è uscita dalla sua bocca, la ricordiamo fin troppo bene: “l’amministrazione comunale non si ritiene responsabile”.
Quale sortita nefasta da dire a una cittadinanza che per la quarta volta perde tutto sotto metri di fango! Questo disprezzo malcelato ha scatenato due cose: la rabbia e la presa di coscienza. Quegli ometti rinchiusi dentro i loro palazzotti politici sono persone che ignorano, e i fatti parlano chiaro: quell’argine crollato è stato costruito in maniera approssimativa e non sicura.

La delega in bianco ha subito una brusca ma benefica interruzione, e la Sala di Rappresentanza è stata presidiata per quasi tre mesi: al suo interno sono nate tante iniziative per comprendere al meglio gli aspetti che riguardano il nostro territorio, mentre l’assemblea permanente ha cercato (e tutt’ora cerca) di dare voce a chi non è mai stato ascoltato.

I cittadini di Marina di Carrara, nonostante tutte le difficoltà, hanno provato ad andare avanti nel quotidiano, mentre una genuina solidarietà portava frigoriferi, deumidificatori, lavatrici, forni, generi di prima necessità, reti, materassi, mobili, e professionisti disposti ad aiutare gratuitamente chi doveva ricominciare da zero. Tutto questo mentre il comune si affannava a elargire un misero contributo di solidarietà, creando disagi e tensioni sui criteri di assegnazione, e che tutt’ora viene sventolato come concausa dell’attuale irregolarità nei conti, quasi come chi ne abbia usufruito dovesse sentirsi in qualche maniera, responsabile.

I disagi sono rimasti, come la strada provvisoria che ogni giorno violenta Villa Ceci attraversandola al suo interno, con inquinamento acustico e polveri sottili a martoriare il vicinato già provato dall’alluvione. Che poi, non si capisce bene fino a quando sarà provvisoria.
Come non si capisce come sia possibile che, dopo più di sei mesi, via Argine Destro non sia stata ancora ripristinata, e quell’argine non sia ancora ultimato e messo in totale sicurezza. Stiamo andando verso la stagione estiva, ma tre mesi fanno presto a passare, dopo di che la pioggia ritornerà, e la paura busserà nuovamente alle nostre porte.

I carraresi hanno il diritto di sentirsi sicuri nelle proprie case, ma purtroppo non vi è più alcuna certezza. Il cittadino viene ignorato da chi dovrebbe – almeno – tentare di fare gli interessi della cittadinanza. Anche se, a dire il vero, una certezza c’è: questi miseri politicanti, appiccicati ai loro scranni, fanno solo gli interessi di pochi.

Ha un brutto odore, il fango di un’alluvione. E’ fango misto a non si sa bene cosa. Permane nell’aria, anche dopo tanto tempo. E Carrara non merita più di sentirlo ancora. La sicurezza del nostro territorio deve essere affrontata con decisione e competenza, perché anche una sola vita umana sacrificata di fronte al malaffare e al clientelismo… Non ha prezzo.
E adesso che la cittadinanza dialoga, si confronta, ragiona sulle cause e cerca soluzioni per il solo ed unico bene comune, un’altra cosa è certa: le cose, per questi minuscoli uomini indegni del ruolo che ricoprono, non saranno mai più le stesse.