Furberia o non informazione?

0
581

furberia-o-non-informazioneNel corso della Commissione al sociale svoltasi ieri, si è affrontata la questione delle 23 famiglie ancora in attesa di rientrare nelle proprie abitazioni – cosa sacrosanta – sottovalutando però che il problema abitativo post alluvione va ben oltre una mera definizione di agibilità.
Coloro i quali, quasi subito, sono dovuti rientrare in ambienti malsani, in cui il fango continua tuttora a trasudare non solo dalle pareti, ma anche dai pori della loro pelle, si sentono abbandonati e vedono i propri problemi non affrontati.

A tutti quelli che non avuto la possibilità di trovare una sistemazione alternativa e neppure i soldi per fare i lavori, chi sta pensando?

Siamo davvero sicuri che dare il massimo possibile pro capite a chi ne avesse i requisiti – a prescindere dall’ammontare del danno subito – non sia stato un atteggiamento superficiale da parte dell’amministrazione?
Siamo davvero sicuri che, lavorando ancora più sodo, non si sarebbe potuti arrivare negli stessi tempi ad ottenere una fotografia più capillare dei danni, in modo da poter essere solidali con più persone e in proporzione ai danni realmente subiti – seppur calcolati a spanne – sempre sulla base di un’autocertificazione documentata?

Come si può valutare un’amministrazione che prima sprona il cittadino a controllare e denunciare il proprio vicino di casa, e dopo definisce il tutto come “senso civico”? Istigazione alla delazione? Roba da regime, oltre che da irresponsabili.

Fermo restando che chi ha beneficiato del contributo in maniera impropria ha – ovviamente – sbagliato, esso dovrà essere giudicato in sede diversa da quella della Commissione, dove aleggiano giudizi che – proprio in ambito di un assessorato al sociale – dovrebbero tenere conto della disperazione e dell’errore in buona fede.
Con questo non si vogliono certamente giustificare i veri “furbetti” di fronte alla legge; piuttosto, un quadro più consapevole e veritiero potrebbe renderci tutti maggiormente solidali nei confronti di situazioni che – prima di essere definite con certezza e non con superficialità – dovrebbero essere conosciute nella loro totalità, e comunque non giudicate e riportate da una dirigente comunale con chiacchiere che somigliano molto a pettegolezzi di cattivo gusto.

Concentrarsi solo su questi aspetti contribuisce a creare un quadro della situazione post alluvione molto distante dal reale e offensivo per le persone che versano in una condizione di emergenza sociale, economica e psicologica.

Molti non hanno fatto richiesta del contributo stanziato dalla regione – pur avendone diritto – per solidarietà verso chi aveva subito danni maggiori; altri non hanno compreso di averne diritto o hanno fatto richiesta in buona fede, e si trovano ad essere etichettati e condannati sommariamente in quanto “ladri”.

A chi è stato solidale e non ha neppure richiesto il contributo, sarebbe dovuto arrivare il ringraziamento da parte dell’amministrazione e dell’intera comunità; a chi non ha compreso i criteri sarebbe dovuta arrivare in primo luogo comprensione, informazione adeguata e vicinanza umana da parte di un’amministrazione tutta tesa invece alla sola condanna di “furbetti” veri o presunti tali.
Tanto più che si capisce bene come si sia potuta creare tutta questa confusione e questa rabbia sociale attorno al contributo di solidarietà e alla sua assegnazione. I criteri prevedevano che chiunque avesse avuto un ISEE inferiore ai 36000 euro, il domicilio stabile e abituale nella zona rossa e un danno a immobili, pertinenze e/o beni mobili ivi contenuti avesse diritto al contributo.
QUESTI CRITERI NON SONO STATI CAPITI NEPPURE ALL’INTERNO DELLA COMMISSIONE SOCIALE a cui era deputata la definizione delle modalità di assegnazione; a maggior ragione, e ben più comprensibilmente, non sono risultati chiari ai potenziali beneficiari e agli operatori degli sportelli.
Del resto è stata l’amministrazione a prevedere che il modulo di richiesta del contributo di solidarietà fosse distribuito assieme ai moduli di richiesta danni che obbediscono a logiche e leggi completamente diverse, e questo elemento ha generato una confusione facilmente prevedibile di cui il comune deve assumersi la piena responsabilità.

Tornando a ciò che è possibile fare ora per gli alluvionati, 26.000 euro circa sono già disponibili.
Il comune pensi ad un progetto serio per ripristinare le abitazioni della zona rossa, stabilendo criteri consoni per una graduatoria, ed attinga la forza lavoro necessaria dalle liste di collocamento. Che il comune si occupi – e preoccupi – della cittadinanza in modo trasversale, perché l’alluvione è una tragedia che si è abbattuta sul nostro territorio ed è altrettanto tragico che molte persone siano senza lavoro.

Incrociando le problematiche, coinvolgendo tutti, si potrebbe fare un’azione davvero solidale, e attuare davvero una politica con la P maiuscola.

Commenti